{"id":106,"date":"2023-02-28T17:02:24","date_gmt":"2023-02-28T17:02:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ildelfino.org\/index\/?p=106"},"modified":"2023-05-14T19:28:46","modified_gmt":"2023-05-14T19:28:46","slug":"officina-formatori-come-comunita-di-pratica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ildelfino.org\/index\/index.php\/2023\/02\/28\/officina-formatori-come-comunita-di-pratica\/","title":{"rendered":"Officina formatori come comunit\u00e0 di pratica"},"content":{"rendered":"<p>Officina formatori ha istituito l&#8217;<strong>Elenco Professionale del Formatore <\/strong>per offrire a tutti coloro che operano in quest&#8217;ambito una comunit\u00e0 professionale formalizzata in cui riconoscersi. Il confronto tra i soci ha evidenziato la centralit\u00e0 della dimensione della comunit\u00e0 di pratica per la nostra identit\u00e0 associativa e per la nostra proposta formativa e il bisogno di approfondire e chiarire le ragioni di questo modo di intendere il nostro modo di stare nell\u2019associazione.<\/p>\n<p><!--more-->Cosa significa per noi essere comunit\u00e0 di pratica? Sul piano dell\u2019offerta formativa, \u00e8 possibile che sia il punto di vista da cui ripensare la dimensione sociale dell\u2019apprendimento nella formazione dei professionisti? Queste le domande che abbiamo posto nell\u2019incontro 18 febbraio 2023. Nelle righe che seguono una sintesi dello scambio, con le prime risposte e, soprattutto, con le nuove domande che ha generato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Un dominio, una pratica, una comunit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p>Sappiamo che una Comunit\u00e0 di pratica definisce la sua identit\u00e0 attorno ad un dominio di interesse. Qual \u00e8 il nostro dominio, l\u2019ambito di interesse condiviso? La prima risposta \u00e8 semplice: la formazione. Questa prima risposta richiede per\u00f2 un approfondimento. Il significato del nostro dominio si chiarisce meglio se rispondiamo alla domanda \u201cperch\u00e9 la formazione\u201d?<\/p>\n<p>La nostra \u00e8 una comunit\u00e0 di pratica se oltre a coltivare un interesse, condividiamo una pratica professionale, da cui parte e a cui ritorna ogni nostra riflessione e ogni nostro scambio. Che cosa significa condividere una pratica professionale?<\/p>\n<p>Nel perseguire l\u2019interesse per il nostro dominio, ci impegniamo in attivit\u00e0 congiunte e discussioni sulla nostra pratica professionale, ci aiutiamo a vicenda, condividiamo informazioni, costruiamo relazioni che ci consentano di imparare gli uni dagli altri. Siamo gi\u00e0 per questo comunit\u00e0? Quali attivit\u00e0 definiscono una comunit\u00e0?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Il dominio. Cos\u2019\u00e8 per noi la formazione?<\/strong><\/p>\n<p>A partire da queste domande, abbiamo ripercorso insieme il nostro modo di intendere dominio, pratica e comunit\u00e0.<\/p>\n<p>Riguardo il dominio, Il significato che gli attribuiamo si chiarisce meglio se rispondiamo alla domanda \u201cPerch\u00e9 la formazione?\u201d, precisando da quale ambito di interessi ciascuno si accosta alla formazione.<\/p>\n<p>Nel gruppo protagonista dell\u2019incontro sono rappresentati almeno quattro ambiti: educazione e formazione in ambito scolastico; formazione in azienda; formazione degli adulti; formazione in ambito sanitario.<\/p>\n<p>Tra chi opera nella scuola c\u2019\u00e8 chi pensa alla formazione e alla comunit\u00e0 di pratica per vivere in una diversa dimensione il proprio ruolo professionale. C\u2019\u00e8 poi chi sottolinea che \u00e8 proprio \u201cla scuola che deve cambiare\u201d, gli insegnanti sono perci\u00f2 chiamati a \u201cmodificare il proprio mestiere\u201d, ed \u00e8 questo il compito della formazione.<\/p>\n<p>Nella formazione degli adulti, come nella scuola, il compito della formazione \u00e8, per convinzione diffusa, la promozione dell\u2019autonomia delle persone: \u201cfavorire l\u2019autonomia\u201d, \u201crendere autonome le persone\u201d, guidare alla fondamentale competenza di \u201capprendere ad apprendere\u201d, valorizzando \u201cesperienza\u201d, \u201cemozioni\u201d, \u201ccorpo\u201d.<\/p>\n<p>Per lo stesso formatore, fare formazione significa \u201cannaffiare giardino della capacit\u00e0 critica\u201d, \u201ccontinuare a imparare per il piacere di farlo\u201d e, insieme a chi decide di imparare, \u201ccreare libert\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>Per molti di noi, gi\u00e0 negli scambi precedenti all\u2019incontro, qualit\u00e0 della formazione significa qualit\u00e0 del lavoro e della vita sociale, significa sviluppo economico e migliore qualit\u00e0 della vita, progresso nella partecipazione democratica e nella promozione dei diritti, gestione dei conflitti e cultura della pace. Senza trascurare la gratificazione personale per il riconoscimento sociale (economico e morale) della qualit\u00e0 del nostro impegno, come formatori e come professionisti formati. Questo e tanto altro significa coltivare l\u2019interesse per la formazione intesa come garanzia della qualit\u00e0 dei professionisti e della conseguente crescita della comunit\u00e0 sociale.<\/p>\n<p>Il quadro va ancora ampliato e precisato, ed \u00e8 perci\u00f2 importante che ciascuno dei soci contribuisca ancora a rispondere alla domanda \u201cperch\u00e9 la formazione?\u201d, aiutandoci a definire il nostro dominio, il nostro modo di intenderlo e di viverlo. Le risposte possono essere legittimamente diverse e molteplici e aiutarci a delineare la ricchezza del dominio e i tratti che lo definiscono in modo unitario nella molteplicit\u00e0 degli aspetti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>La pratica. Cosa facilita cosa ostacola la condivisione delle pratiche professionali?<\/strong><\/p>\n<p>Il chiarimento sul nostro dominio \u00e8 solo il nostro punto di partenza. La nostra \u00e8 infatti una comunit\u00e0 di pratica se, oltre a coltivare un interesse, condividiamo effettivamente una pratica professionale, da cui parte e a cui ritorna ogni nostra riflessione e ogni nostro scambio. Una comunit\u00e0 di pratica non \u00e8 solo una comunit\u00e0 di interessi. I membri di una comunit\u00e0 di pratica condividono, appunto, una pratica. Hanno cio\u00e8 deciso di sviluppare e condividere un repertorio di risorse: esperienze, storie, strumenti, modi di affrontare problemi ricorrenti; in breve, una comune pratica. A che punto siamo in questa direzione? Che cosa facilita e che cosa ostacola la condivisione delle pratiche? Lo abbiamo chiesto ai nostri soci nel corso dell\u2019incontro ed ecco le risposte.<\/p>\n<p>Alla domanda \u201c<strong>cosa facilita la condivisione di pratiche?<\/strong>\u201d, le risposte dei partecipanti all\u2019incontro possono essere ricondotte a tre aspetti principali: l\u2019atteggiamento delle persone, l\u2019esistenza di un bisogno condiviso; le occasioni e gli strumenti di partecipazione. La comunit\u00e0 di pratica \u00e8 facilitata da:<\/p>\n<ul>\n<li>persone che si vogliono mettere in gioco e che sono motivate; la consapevolezza di ci\u00f2 che vogliamo condividere; la convinzione della responsabilit\u00e0 sociale; ascolto, disponibilit\u00e0 ad andare oltre se stessi; il desiderio di imparare e la capacit\u00e0 di dialogo;<\/li>\n<li>presenza di spazi pensati per la condivisione; uno spazio-tempo dedicato in cui lavorare insieme mediante una metodologia partecipativa; il confronto regolare in cui scambiare esperienze;<\/li>\n<li>sentire il bisogno; avere un problema che non si \u00e8 capaci di risolvere; il desiderio di trovare soluzione ai problemi.<\/li>\n<\/ul>\n<p>E ancora, secondo gli intervenuti, ci sono due importanti elementi da considerare. Facilitano la condivisione di pratiche \u00abl\u2019esistenza di un <em>know how<\/em> consultabile, condiviso e flessibile che, via via si arricchisce\u00bb e \u201cle differenze fra i partecipanti\u201d.<\/p>\n<p>Alla richiesta di precisare <strong>un proprio bisogno<\/strong> che motiva alla comunit\u00e0 di pratica queste le risposte:<\/p>\n<p>implementare a distanza le pratiche con cui in presenza cercavamo di stimolare un cambiamento degli atteggiamenti; condivisione e crescita continua; riconoscimento e rispetto del lavoro altrui; scambio e apertura a nuove modalit\u00e0 e strumenti; bisogno di condivisione, di apprendere dall&#8217;esperienza, di pensare il cambiamento; non sentirmi sola davanti a nuove sfide; condividere ottimi errori; costruire comunit\u00e0 per rendere pi\u00f9 rapido il cambiamento sociale pi\u00f9 intensa la mia vita.<\/p>\n<p>Alla domanda \u201c<strong>che cosa ostacola la condivisione di pratiche?<\/strong>\u201d Alcune risposte evidenziano il venir meno di una adeguata motivazione: \u201cstanchezza\u201d, \u201cpigrizia\u201d, \u201cfrustrazione per un cambiamento che stenta a verificarsi\u201d, che si lega talvolta ad una certa \u201cvolont\u00e0 di cambiare gli altri\u201d e rischia di generare \u201cpoca fiducia nell\u2019altro\u201d. Altre risposte possono esser ricondotte ad un atteggiamento autocentrato che certamente non favorisce la comunit\u00e0 di pratica: \u201cnarcisismo\u201d, \u201cautoreferenzialit\u00e0\u201d, \u201ceccessivo attaccamento ai propri modelli\u201d, \u201cil presumere di avere soluzioni pronte ai problemi\u201d, \u201cpensare di avere pi\u00f9 ragione degli altri\u201d.<\/p>\n<p>Si sottolinea che anche \u201cl\u2019assenza di spazi e occasioni\u201d pu\u00f2 rappresentare un limite alla condivisione di pratiche. Risultano per\u00f2 pi\u00f9 problematici due atteggiamenti frequenti nei formatori: \u201cla gelosia del sapere\u201d, \u201cil sentire lo scambio come diminuzione e non come moltiplicazione delle risorse\u201d, il considerare il proprio sapere come un vantaggio sul mercato della formazione: \u00abNella mia pratica ho visto ostacolare la comunit\u00e0 di pratica dal \u201cmercato del formatore\u201d, dalla logica capitalistica del bene che possediamo come cosa nostra\u00bb.<\/p>\n<p>Il tema della <strong>concorrenza tra formatori<\/strong> era stato gi\u00e0 proposto da Luigi Gilberti in un messaggio del 29 ottobre 2022, inviato sul forum dell\u2019associazione in risposta alla proposta di incontrarci per riflettere sull\u2019Officina formatori come Comunit\u00e0 di pratica. La difficolt\u00e0 rappresentata dal mercato della formazione e dall\u2019idea del sapere come possesso personale sembra essere dimostrata dalla tendenza di quei formatori\u00a0che \u00abnon scambiano conoscenza e pratica se non \u201cpubblicando\u201d, cio\u00e8 mettendo il timbro sulla conoscenza\u00bb. Va detto che conosciamo bene questa tendenza, ma che possiamo portare nello stesso tempo molti esempi di testi diffusi sui nostri forum molto prima di essere pubblicati, di molti altri costruiti nell\u2019interazione in piattaforma, e che siamo spesso compiaciuti e non irritati delle nostre slide che circolano nei corsi pi\u00f9 diversi, anche se non nascondiamo che ci fa piacere se la fonte viene citata (sia per il riconoscimento del lavoro, sia perch\u00e9 apprezziamo la correttezza di chi lo utilizza).<\/p>\n<p><strong>La comunit\u00e0 e la sua articolazione in gruppi<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019impegno alla condivisione delle pratiche professionali che deriva dall\u2019alta considerazione del ruolo della formazione richiede tempo e una lunga interazione, non \u00e8 il risultato immediato di una enunciazione di intenti. Nel perseguire l\u2019interesse per il nostro dominio, ci impegniamo in attivit\u00e0 congiunte e discussioni, ci aiutiamo a vicenda, condividiamo informazioni, costruiamo relazioni che ci consentano di imparare gli uni dagli altri, documentiamo il lavoro comune e diamo notizia delle attivit\u00e0 che svolgiamo. Siamo gi\u00e0 per questo una comunit\u00e0? Per rispondere a questa domanda abbiamo utilizzato un breve questionario. Quali obiettivi comuni qualificano la nostra comunit\u00e0? Quali attivit\u00e0 promuovere per sostenere l\u2019interazione? Quali sono gli strumenti di questa interazione?<\/p>\n<p>Le risposte alla domanda sul nostro <strong>obiettivo<\/strong> sono servite a ripercorrere le nostre idee sul valore della formazione e della condivisione di pratiche professionali ed hanno evidenziato le seguenti priorit\u00e0:<\/p>\n<p>Affrontare insieme problemi comuni; dare e ricevere supporto nelle attivit\u00e0 professionali; costruire conoscenza di qualit\u00e0; discutere sviluppi possibili e proporre strategie; incontrare altri punti di vista e confrontarsi con l\u2019esempio di esperienze simili.<\/p>\n<p>Di grande interesse le risposte alla domanda sulle <strong>attivit\u00e0 da promuovere<\/strong> per sostenere l\u2019interazione nella comunit\u00e0:<\/p>\n<p>il lavoro di gruppo, incontri tematici periodici; progettazione e documentazione di esperienze; lo studio di caso.<\/p>\n<p>Gruppo e compito si rivelano aspetti importanti del nostro modo di intendere la comunit\u00e0. Non ci pare sufficiente la semplice collaborazione e la consulenza reciproca. Anche nella comunit\u00e0 di pratica la comunicazione e la condivisione sono, in una certa misura, orientate ad una pi\u00f9 precisa cooperazione ad un risultato comune. Nel messaggio di Gilberti citato per gli ostacoli del mercato, era presente una seconda sollecitazione che ha anticipato questo nuovo aspetto della nostra riflessione. L\u2019ambiziosa idea di comunit\u00e0 di pratica che produce conoscenza di qualit\u00e0 e valore sociale \u00abha bisogno del gruppo come struttura sociale in cui realizzarsi, perch\u00e9 \u00e8 nel gruppo che lo scambio e la diversit\u00e0 e il conflitto diventano valore\u00bb. Ne deriva un invito a riflettere sulla relazione che intercorre tra la nostra comunit\u00e0 di pratica e i gruppi di lavoro che di volta in volta attiviamo su specifici compiti. Si tratta di una relazione essenziale, perch\u00e9 gli obiettivi pi\u00f9 alti della comunit\u00e0 possiamo raggiungerli grazie alla articolazione in gruppi, senza i quali potremo realisticamente pensare solo ad una collaborazione del tipo: \u201cRagazzi non mi funziona questa cosa, voi come fate?\u201d.<\/p>\n<p>Le risposte alla terza domanda sugli <strong>strumenti di interazione<\/strong> evidenziano l\u2019esigenza di una prospettiva integrata presenza-distanza, sincronia-asincronia, mente-corpo. Tre gli strumenti indicati: la piattaforma per la comunicazione sincrona audiovisiva a distanza, gli incontri in presenza, la piattaforma per interazione asincrona e documentazione.<\/p>\n<p><strong>Condividere una cultura<\/strong><\/p>\n<p>Nell\u2019avviarci alla conclusione, abbiamo ripercorso gli elementi distintivi della cultura della comunit\u00e0 di pratica proposti da Wenger, riassumendoli cos\u00ec:<\/p>\n<ul>\n<li>iniziativa comune: condivisione dei problemi, delle alternative percorribili, delle priorit\u00e0 negoziate fra i membri e generanti una comune consapevolezza;<\/li>\n<li>impegno alla reciprocit\u00e0: i membri interagiscono e condividono le proprie singole esperienze per alimentare l\u2019apprendimento collettivo e la fiducia;<\/li>\n<li>patrimonio condiviso: conoscenze, strumenti, artefatti e <em>routines <\/em>che veicolano il sapere collettivo e custodiscono la storia, la memoria della comunit\u00e0;<\/li>\n<li>non esistono differenze di tipo gerarchico: tutti hanno uguale importanza perch\u00e9 il lavoro di ciascuno \u00e8 di beneficio all\u2019intera comunit\u00e0;<\/li>\n<li>non esistono informazioni riservate: tutti hanno piacere di condividere tutto. Chi ha conoscenza e la tiene per s\u00e9 \u00e8 come se non l\u2019avesse.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Ci pare che ciascuna di queste dimensioni risulti rafforzata dalla pratica del lavoro di gruppo su compito che valorizza le differenze e i conflitti per la costruzione di risultati comuni. Comunicazione e Condivisione, e cooperazione sono del resto le attivit\u00e0 costitutive di una comunit\u00e0 e la stessa collaborazione (il lavoro occasionale di sostegno reciproco per le attivit\u00e0 che ciascuno separatamente conduce) trae forza dalla capacit\u00e0 di cooperazione (il lavoro comune attorno ad un risultato) attraverso i compiti che la comunit\u00e0 affida di volta in volta a gruppi che affrontano uno specifico problema. Come \u00e8 accaduto, ad esempio, con il gruppo che abbiamo costituito in questa occasione per chiarire cosa intendiamo per Comunit\u00e0 di pratica, o che costituiremo per delineare il profilo del formatore in cui ci riconosciamo, o per progettare una comune attivit\u00e0 di ricerca, di formazione, di impegno sociale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>E sul piano dell\u2019offerta formativa?<\/strong><\/p>\n<p>Questa, in breve, mi pare l\u2019ipotesi da cui partire per un lavoro che punti a delineare il profilo del formatore dell\u2019Officina formatori. Le comunit\u00e0 di pratica si basano sull\u2019idea che l\u2019apprendimento \u00e8 un processo essenzialmente esperienziale e sociale, la formazione che realizziamo non pu\u00f2 che esprimere un approccio metodologico conseguente e deve promuovere una forte interazione tra i corsisti e spingerli a negoziare nuovi significati e a scoprire nuove pratiche all\u2019interno del gruppo, prima, nella comunit\u00e0 professionale poi.<\/p>\n<p>Chi vive la formazione in una comunit\u00e0 non pu\u00f2 che formare alla comunit\u00e0. Questo significa indurre i corsisti a costruire una interazione tra loro oltre il corso, perch\u00e9 costruiscano a loro volta, nel loro dominio, un gruppo sociale che abbia l\u2019obiettivo di generare conoscenza organizzata e di qualit\u00e0 in cui ogni membro impara dall\u2019esperienza dell\u2019altro. Questo \u00e8 per\u00f2 il compito di un diverso gruppo di lavoro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Hanno partecipato all\u2019incontro Francesco Cortimiglia, Renza Cambini, Glauco Zanotti, Irene Cambria, Lorenzo Campese, Maria Luisa Pasquarella, Luigi Gilberti, Maria Grazia Rotolo, Adalberto Codetta, Angela Landonio, Vittoria Castagna, Giacomo Brucciani, Maria Paola Cafarelli, Fernando Battista.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Officina formatori ha istituito l&#8217;Elenco Professionale del Formatore per offrire a tutti coloro che operano in quest&#8217;ambito una comunit\u00e0 professionale formalizzata in cui riconoscersi. 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