La scelta del nome

La scelta del nome risale ai laboratori del 2001 di cui si fa cenno nella presentazione del sito (Perché Il delfino). Una scelta che mantiene la sua validità nella nuova configurazione del sito e delle esperienze che presenta. Ricorriamo perciò alle parole di presentazione di quelle prime esperienze. Questo sito è infatti dedicato, ieri come oggi, ai temi dell’educazione e della qualità delle professioni (educative e non) che hanno un grande rilievo per lo sviluppo armonico delle nostre società, afflitte da profonde disuguaglianze e con ampie fasce di illegalità e povertà che richiedono un forte impegno collettivo.

Il delfino è animale tradizionalmente caro agli uomini del Mediterraneo, che da tempo immemorabile considerano il piccolo cetaceo amico dell’uomo e dei bambini in particolare. Nella cultura dei Fenici, nella mitologia dei Greci e nella stessa iconografia cristiana, il delfino è simbolo di rigenerazione e di salvezza.

Non sorprende dunque che proprio il delfino venga utilizzato a simboleggiare una speranza: la speranza che il nostro lavoro di divulgazione e di ricerca  e, soprattutto, l’ininterrotto dialogo educativo condotto con  tenacia nelle nostre scuole e nelle associazioni, possa essere strumento di un processo di rigenerazione, per i più giovani e per tutta la comunità.

Nella mitologia greca il delfino è legato sia al dio Apollo sia a Dioniso; ma è fra le gesta di Dioniso, come dio della fertilità e della rigenerazione, che la tradizione riporta un episodio particolarmente significativo per un percorso che cerca di evidenziare e di rendere operante lo stretto nesso tra cittadinanza e lavoro, legalità e sviluppo, pace e promozione umana.

Si tratta dell’avventura che costituisce l’argomento dell’Inno omerico a Dioniso. Il poeta narra che Dioniso si trovava un giorno sulla riva del mare, quando approdò una nave di pirati tirreni, i quali, credendo che il giovane fosse un figlio di re, lo catturarono e lo incatenarono.

Ma ecco che il dio sorrise: e subito le catene volarono lontano, e per tutta la nave corse improvvisamente un rivo di vino, la vela si mutò in una vite piena di grappoli, l’edera crebbe intorno all’albero maestro e sui banchi dei rematori.

Quindi il dio si mutò in leone ruggente e spaventò i predoni che si gettarono in mare, ove furono mutati in delfini.

Una trasformazione che non è una punizione del dio adirato, ma al contrario un segno della sua benevolenza; egli, è vero, ha ruggito ai briganti per spaventarli, ma prima ha loro sorriso, e mentre sulla nave si dispiegano i tralci simbolo della abbondanza e della rigenerazione della natura anche nei briganti avviene una trasformazione ed una rigenerazione.

Caduti in acqua, il dio li salva trasformandoli in delfini e, nel linguaggio del mito, trasformandoli li rigenera, e rigenerandoli li rende addirittura, a loro volta, segno e strumento di salvezza e di rigenerazione.

Ecco perché, festanti, nuotano in cerchio intorno a Dioniso in una celebre raffigurazione su di una coppa greca, in cui la rigenerazione rappresentata da Dioniso è espressa da una parte attraverso i simboli dei tralci e dell’uva, che richiamano la fertilità e l’abbondanza e, dall’altra, dal festoso girotondo dei delfini, la comunità beneficata dal dio, che potrebbe esser di briganti o di assassini senza la speranza che viene loro da Dioniso.

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