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È
stata ampiamente sottolineata la spinta che la trasformazione della società
e delle strutture economiche danno alla trasformazione della scuola e
delle modalità dell’apprendimento (si veda, per tutti, Tullio De Mauro Qualche
riflessione per/con la commissione dei "saggi", 18/03/97,
nell’Ipertesto della Commissione tecnico-scientifica sulle conoscenze
fondamentali della scuola, a cura di Roberto Maragliano).
Ripercorriamo
brevemente il percorso che è possibile ritrovare per esteso
nell’ipertesto testo citato e nella sua bibliografia di riferimento.
Nelle
società contadine la scuola indirizzava i suoi sforzi verso la capacità
di ripetizione verbale e formulare. Gli uomini traevano sostentamento e
ricchezza dalla natura secondo tecniche acquisite dall'esperienza
precedente, e trasmesse di padre in figlio; solo a pochissimi era
riservato,
per le necessità del governo, l’apprendimento delle tecniche di
lettura, scrittura e computo necessarie per l'accesso alla documentazione
delle esperienze passate. I entrambi i casi si trattava di una formazione
fortemente ripetitiva e mnemonica.
Nelle
società industrializzate la natura tende a diventare fonte di materie
prime da estrarre e trasformare con l'ausilio di macchine di complessità
crescente e in permanente e rapido rinnovamento. Le esperienze del passato
hanno perduto il ruolo determinante di un tempo e l'attenzione alle
innovazioni del presente è diventata sempre più importante; in un tale
contesto, istituzioni scolastiche collettive hanno fornito, a molti,
livelli di istruzione adeguati all’inserimento nei processi e nelle
tecniche della produzione, e ad alcuni, livelli di istruzione adeguati a
controllare e rinnovare tali processi.
Lo
sviluppo delle società industriali negli ultimi decenni ha creato basi
produttive e sociali radicalmente nuove. La conoscenza delle esperienze
del passato e la conoscenza e il controllo delle tecniche produttive in
atto non bastano più da sole a garantire la sopravvivenza di una certa
società e degli individui al suo interno se non si accompagnano alla
capacità diffusa, e non limitata a pochi eletti, di conoscere, capire,
prevedere quali innovazioni stanno per prodursi o potrebbero prodursi sia
all'interno sia all’esterno, in luoghi lontani.
«Se
le società agricole potevano e dovevano guardare al (loro) passato, se le
società industriali hanno potuto e dovuto guardare al presente loro e
delle società contermini, le nuove società devono imparare a guardare,
dentro e oltre i labirinti della complessità, per estrarre dalle tendenze
in atto una adeguata previsione di scenari del futuro in ogni parte del
globo (De Mauro, loc. cit.)».
Naturalmente
la storia non è solo consapevolezza della trasformazione. Essa è anche,
e direi innanzitutto, il luogo delle permanenze, delle strutture
antropologiche profonde, dei valori condivisi senza i quali non è
possibile ricostruire la propria identità né fronteggiare il
cambiamento.
Con
tutta la prudenza che il buon senso ci impone, converrà tenere a mente
che se nella storia abbiamo la sensazione – o documentata certezza –
di individuare tracce della nostra identità personale e collettiva,
questo dipende dal fatto che la storia, la nostra vita non è puro
divenire: esiste la possibilità di individuare una “tradizione” che
è il permanere di ciò che vale nel mutare di ogni cosa.
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Storia
di Palermo
La
formazione del territorio
Le
ossa di Polifemo
I
cacciatori del Paleolitico
Il
Mesolitico
Il
cacciatore dalla lunga lancia
Il
Neolitico
L'orto
di Pomona
La
cultura della Conca d'Oro
Il
bicchiere campaniforme
Prima
dei Fenici
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