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L'officina
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| Storia
di Palermo
La
formazione del territorio
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L'officina
dello storico
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Leithia melitensis, una specie di
ghiro gigante vissuto nel territorio palermitano nel Pleistocene
inferiore, circa 400.000 annifa.

Probabile
aspetto della Sicilia 1.800.000 anni fa.
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L’interglaciale
Riss-Würm (Centomila anni
fa)
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Le
tracce del mare Eutirreniano
·
Alla
fine del quaternario
·
Dall’olocene
ai nostri giorni
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Approfondimenti
·
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Sommario

Configurazione delle terre emerse
e dei mari nell'era mesozoica.
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Una
terra giovane Nell’era mesozoica –
tra 800 e 65 milioni di anni fa –, quando i dinosauri popolavano la
terra, la Sicilia non esisteva ancora.
L’area oggi occupata
dal mar Mediterraneo faceva parte di un grande canale, il mar della Tetide
che, separando l’Europa dalle terre dell’emisfero meridionale, metteva
in comunicazione due parti di quel grande e unico oceano che circondava i
continenti prima che questi ultimi prendessero le attuali posizioni nel
globo terrestre.
Le rocce che
costituiscono la Sicilia sono formate, per la massima parte, da sedimenti
accumulatisi al fondo di quel mar della Tetide.
Le prime avvisaglie
di emersione dell’Isola risalgono agli ultimi milioni di anni. Ad un
certo momento, probabilmente all’inizio dell’era quaternaria (circa
1.800.000 anni fa), gran parte delle principali strutture montuose, che
attualmente si trovano disseminate per tutta l’Isola, furono altrettante
isolette di un arcipelago di cui facevano parte anche l’attuale
Altopiano Ibleo e le isole di Malta e di Gozo.
L’attuale aspetto
della Sicilia si è concretizzato nelle ultime centinaia di migliaia di
anni (si pensi, ad esempio, che il gigantesco edificio vulcanico
dell’Etna si è costruito negli ultimi 500.000 anni)
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100.000 anni fa, il
territorio di Palermo non è ancora emerso e Monte Pellegrino è un'isola.
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L’interglaciale Riss-Würm
(Centomila anni fa)
Circa 100.000 anni fa, durante
l’interglaciale Riss-Würm (il periodo dell’uomo di Neanderthal),
Palermo era ancora mare aperto anche se poco profondo, la Conca d’Oro
non era ancora emersa e Monte Pellegrino costituiva un’isola che
sbarrava da nord un ampio golfo. Il profilo della costa ed il modellamento
della pianura palermitana cominciarono a delinearsi in tempi
geologicamente recenti che si possono approssimativamente collocare alla
fine dell’interglaciale Riss-Würm, periodo di minima espansione delle
calotte glaciali in Europa e di massima altezza del livello dei mari. Il
lento scioglimento dei ghiacciai (questo periodo viene chiamato anche
“Quaternario caldo”) aveva prodotto l’ultima importante invasione
(“trasgressione”) marina esauritasi circa 70 mila anni fa. Tale
imponente fenomeno portò alla formazione di un grande mare – chiamato
dai geologi “Eutirreniano” – che s’innalzò lentamente per piú di
50 metri rispetto al livello attuale.
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Solchi del battente
d'onda sulle pareti del Monte Pellegrino.
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Pareti di roccia
perforate dall'azione dei litofagi (Monte Pellegrino).
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Le
tracce del mare Eutirreniano
Le oscillazioni eustatiche di questo mare rimasero ben documentate
sui monti che circondano Palermo e su Monte Pellegrino dove, risalendo lungo
la Valle del Porco, è possibile osservare, a varie altezze, le tracce
dell’escavazione marina incise nella roccia calcareo-dolomitica: lunghe
erosioni orizzontali (“solchi del battente d’onda”), grotte e
anfratti, estese e levigate superfici di abrasione e alte coste a picco
(“falesie”), ma anche curiose linee di riva “a colabrodo” perforate
da migliaia di buchi lasciati dai litofagi, molluschi mitilidi capaci di
dissolvere il carbonato di calcio e quindi scavatori di rocce calcaree, noti
comunemente come datteri di mare.
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Palermo 18.000 anni fa:
la costa è più avanzata di circa 4 km rispetto al profilo attuale,
raggiunto circa 10.000 anni fa con il progressivo innalzamento del livello
marino.
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Alla fine del
quaternario
Per tutta la fase finale del Quaternario che
coincide col Würm recente, il livello del mare si mantenne sempre al di
sotto di quello attuale raggiungendo un minimo di -80 metri circa. Le
caratteristiche topografiche pressoché pianeggianti degli attuali fondali
marini che si estendono al largo della fascia costiera di Monte Pellegrino e
del golfo di Palermo, permettono di calcolare che con un abbassamento di 80
metri del livello marino la terra emersa durante questo periodo era piú
ampia per una fascia larga circa 4 km. Una vasta pianura dunque, oggi
sommersa, che si estendeva a settentrione oltre i limiti attuali della
costa, la cui superficie si può calcolare non inferiore a 400 ettari.
È
probabile pertanto che le grotte ubicate lungo la fascia costiera, che si
erano formate nel Riss-Würm, divenute accessibili, poterono offrire riparo
agli uomini dell’era glaciale. Esse, infatti, durante l’ultima
glaciazione di Würm rimasero emerse per alcune migliaia di anni.
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Approfondimenti
Per una più diffusa e documentata trattazione delle questioni
concerneti la formazione del territorio palermitano e la fauna che lo ha
abitato prima della comparsa dell'uomo, si rimanda alla nostra bibliografia di riferimento: Il territorio, di
Pietro Todaro, I primi abitatori, di Vincenzo Burgio e Le grotte, di
Giovanni Mannino in Storia di Palermo,
a cura di Rosario La Duca, volume I, L'Epos, Palermo 1999.
Al Cd Rom accluso al volume si rimanda
per la ricca documentazione fotografica e per una pluralità di
percorsi tematici di approfondimento, tra i quali segnaliamo quelli dedicati
alla idrografia (a cura di P. Todaro) e alla fauna estinta (a cura di Vincenzo
Burgio). Si vedano a riguardo le proposte di laboratorio
i corsivi.
Del documentario di Stefano Savona
segnaliamo l'intervista a Vincenzo Burgio
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Dall’olocene ai nostri giorni
Con l’epoca olocenica, quella che viviamo attualmente ed il
cui inizio coincide con la fine delle grandi espansioni glaciali (8.000 anni
a.C.), il progressivo scioglimento dei ghiacciai apportò anche nella
regione mediterranea una generale, seppur modesta, nuova invasione delle
acque del mare (nota come “trasgressione versiliana”) e, allo stesso
tempo, un lento arretramento della costa che continua fino ai nostri giorni.
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