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L'officina dello storico
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Storia
di Palermo |
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Prima dei Fenici |
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Tre
diverse facies culturali sono documentate sul territorio di Palermo
durante l'età del bronzo, tra la cultura del bicchiere campaniforme
e l'insediamento dei Fenici fondatori della città. Proviamo a scoprirne
gli aspetti caratteristici e i tratti comuni attraverso le testimonianze
dei rari ritrovamenti archeologici.
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Ceramica del tipo Rodì
Tindari Vallelunga
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Il
bronzo antico
I rari ritrovamenti dell’età del bronzo
ci danno poche informazioni sulle popolazioni presenti nel
territorio di Palermo: vivono in grandi insediamenti e hanno contatti con l'area
del Tirreno, mentre non subiscono una apprezzabile influenza dalle culture
orientali.
A
Boccadifalco, allo sbocco nella Conca d'Oro di una importante via di
penetrazione verso l'interno, è stato individuato un
consistente insediamento dell’età del bronzo, riconducibile alla
facies di Rodì-Tindari-Vallelunga.
Questa civiltà, diffusa nella
Sicilia settentrionale e con contatti nel basso Tirreno, si colloca
cronologicamente intorno ai secoli XVIII e XVI a.C ed è caratterizzata
dalla ceramica a superficie grigia liscia e dalle tipiche anse appuntite
simili a foglie o ad orecchie equine.
Diversamente
dalle coeve facies siciliane di Capo Graziano e Castelluccio
(d'ispirazione orientale trasmarina) la facies di Rodì-Tindari-Vallelunga
ha forti legami con la tradizione neo-eneolitica indigena (nella forma
delle ciotole e nelle anse). Nello stesso tempo presenta caratteri che la
rendono legata alla successiva tipologia di Thapsos ( Bernabò Brea).
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La
media età del bronzo Gli scarsi dati relativi la media età del
bronzo (XV-XIII secolo a.C.) nel Palermitano, ci dicono di insediamenti
nell’area del Montepellegrino e dell’uso di seppellire in grotta.
nella
Grotta del Ferraro, alle pendici occidentali del Monte Pellegrino. È
stato individuato un sepolcreto riferibile alla cultura di
Thapsos-Milazzese (una cultura assimilabile all’etnia dei Sicani, cioè il popolo
che le fonti storiche indicano come il più antico presente in Sicilia
all’arrivo dei Siculi).
Un
altro sepolcreto rupestre, del medesimo periodo, è stato localizzato in
alcune cavità oggi irraggiungibili se non in cordata, nei pressi della
località del Monte Pellegrino detta La Montagnola.
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Orcio della media età del
bronzo dalla località La Montagnola. (disegno di G. Mannino)
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Le
principali etnie presenti in Sicilia nell'età del ferro
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Dal bronzo finale alla
prima età del ferro l'unico
importante indizio riguardante l'età del bronzo finale è legato al
racconto di un rinvenimento dei primi anni Quaranta, di una sepoltura ad
incinerazione, in località Montagnola, fra Boccadifalco e S.
Martino delle Scale. Tale rinvenimento, insieme ad un altro simile, nella valle
del Belice e,
soprattutto, alle urne cinerarie rinvenute a Milazzo,
testimonia della diffusione del rito dell’incinerazione, dall’Europa
centrale, attraverso la penisola, fino alla Sicilia.
A partire dall'età del bronzo recente, è
comunque probabile che anche l'area palermitana, com'è dimostrato per la
parte orientale e nord-orientale dell'isola, abbia visto l’arrivo di
genti provenienti dalla penisola. Sono i Siculi e gli Ausoni
i gruppi etnici che disgregano l'unitarietà sicana.
Per ciò che
riguarda l'area nord-occidentale e il Palermitano non abbiamo dati
sufficienti per individuare il gruppo etnico-culturale che esercita la
maggiore pressione sulle popolazioni indigene.
E' tuttavia probabile che, già dal X secolo a.C. siano gli Elimi,
presenti massicciamente nell'area più interna della Sicilia occidentale,
ad esercitare la loro influenza anche sul territorio palermitano e sulla
fascia costiera.
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Cozzo
Paparina L'unica presenza elima
attualmente documentata nelle immediate vicinanze di Palermo è
nell'insediamento di Cozzo Paparina, presso Altofonte.
Il
sito presenta una fase di occupazione risalente al VII secolo a.C., e le
ceramiche raccolte in superficie testimoniano una chiara prevalenza elima.
Il
centro rappresenterebbe così l'unico indizio della presenza degli Elimi
nel Palermitano, ma è anche uno dei rari esempi di frequentazione
dell'area in un periodo particolarmente povero di dati come quello tra la
fine del II millennio a.C e lo stabilirsi della colonia fenicio-punica.
Tutta
la Sicilia occidentale e l'area circostante Palermo risultano occupate da
componenti elime; è improbabile che la loro influenza non abbia
interessato anche l'area costiera.
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Frammento ceramico da Cozzo
Paparina |
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Cronologia
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Si
conclude con questa scheda e il relativo test di verifica, la sezione
dedicata alla Preistoria nel territorio palermitano. Vi rimando al sommario
per l'elenco delle schede e dei corsivi che la compongono, e vi ricordo di
consultare le proposte per l'avvio di attività di
laboratorio.
Per
indicazioni su articolazione, riferimenti bibliografici, principi
ispiratori e finalità dell'intero percorso si rimanda alla scheda L'officina
dello storico e alle notazioni intorno alla storia e al suo
insegnamento contenute nel percorso parallelo La
memoria e la speranza.
Francesco Cortimiglia
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Approfondimenti Per
la facies di Rodì Tindari Vallelunga, la cultura di Thapsos Milazzese e
la presenza Elima nel territorio palermitano si rimanda a La preistoria, di
Sebastiano Tusa, in Storia di Palermo,
a cura di Rosario La Duca, volume I, L'Epos, Palermo 1999, p 119 e ss. Una
puntuale rassegna dei siti trovate nel Cd Rom allegato al volume.
Per una indagine su quelle stesse popolazioni e culture nell'ambito
siciliano si segnala, dello stesso autore, La Sicilia nella preistoria,
Palermo 1992, e L. Bernabò Brea, La Sicilia prima dei greci,
Milano 1958.
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