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L'officina  dello storico   

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Storia di Palermo     

La cultura della Conca d'oro

L'officina dello storico

Vaso decorato  proveniente dalla necropoli di piazza Giachery

·      Una rete di villaggi

·      Le tombe a pozzetto

·      Una società operosa e versatile

·      Un sistema di produzione misto 

·      Il declino

·      Approfondimenti

·      Verifica

     Sommario

L’Eneolitico   L’età del rame, tra la fine del iv millennio a.C. e gli inizi del ii è il periodo preistorico che piú di ogni altro ci ha fornito dati e materiali sugli insediamenti nel Palermitano. Si tratta di reperti rinvenuti durante l’espansione edilizia a cavallo tra xix e xx secolo successivamenete affidati all’opera di sistemazione tipologica ed interpretazione culturale e cronologica della Bovio Marconi.

Una rete di villaggi    Il dato più rilevante è la presenza di una diffusa rete di piccoli villaggi di capanne che occupa capillarmente il territorio. Spesso gli insediamenti si trovano a poca distanza l’uno dall’altro dimostrando basso livello di aggregazione sociale, ma anche assenza di conflittualità unita ad una forte capacità di sfruttamento delle risorse ambientali. La individuazione di questi piccoli insediamenti è legata al ritrovamento delle relative necropoli costituite da più sepolcri ben distinguibili per la loro forma e per le caratteristiche dei corredi, con caratteristiche tipologiche che si ripetono in decine di siti dell’agro palermitano e indussero la Bovio Marconi a isolarle in una cultura a sé stante che chiamò “cultura della Conca d’Oro”.

 

Necropoli della contrada Ciachea di Carini

 

 

 

 

 

 

Sezione della tomba II della necropoli dell'Uditore

Le tombe a pozzetto e grotticella   I sepolcri sono costituiti da un pozzetto cilindrico e da una cella a pianta circolare (la "grotticella") ad esso collegato. Talvolta le celle possono essere due o tre, poste a diversi livelli. Tra i materiali più tipici dei corredi funerari figurano ciotole globulari, brocche e strani vasi "doppi" costituiti da due ciotole comunicanti. Ma ancora più tipica è la decorazione incisa a linee ondulate lambite da punti.  Più raramente, compare anche la decorazione dipinta in nero o bianco.

 

Una società operosa e versatile    Gli insediamenti e le necropoli della cultura della Conca d’Oro sono stati ormai quasi del tutto cancellati dalle profonde trasformazioni del territorio urbano e della maggior parte dei siti non rimane che il nome. Fa eccezione un lembo di necropoli rimasto in contrada Ciachea a Carini.

Gli oggetti conservati al Museo Archeologico Regionale “A. Salinas” ed in qualche collezione privata e le testimonianze sui ritrovamenti sono tuttavia sufficienti  a comprendere che con la cultura della Conca d’Oro si ebbe il più antico episodio di occupazione capillare del territorio palermitano, a dimostrazione dell’emergere di una società operosa e versatile, capace di un sistema di produzione misto in grado di sfruttare le ricche e diverse risorse offerte dal territorio.

 

Vaso "doppio" proveniente dalla Necropoli di Partanna

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Vaso gemino, particolare

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Idoletto fittile proveniente dalla necropoli di piazza Leoni

 

 

Un sistema di produzione misto Significativa, ad esempio, l’alta concentrazione di insediamenti nella zona di Valdesi, Partanna e Mondello, zona del territorio palermitano caratterizzata un tempo da ampie paludi e stagni salmastri, che offriva l’opportunità di sfruttare le molte specie che in tali ambienti vivevano o transitavano stagionalmente, mentre l’adiacente Monte Pellegrino offriva legname, pascoli e territorio di caccia.

Un caso simile osserviamo nella zona di Boccadifalco, a Baida e a Sant’Isidoro, dove l’alta concentrazione di insediamenti si comprende se si considerano le caratteristiche di frontiera di quel territorio tra la pianura della Conca d’Oro e l’ambiente  montano dell’entroterra, a cui si aggiunge la ricchezza di acque di questa zona, caratterizzata dalle fonti del Gabriele e dallo sbocco in pianura di alcuni corsi d’acqua come il Boccadifalco e il Passo di Rigano.

Un terzo caso riguarda la zona costiera, dove gli estuari del Papireto e del Kemonia davano origine a profonde insenature navigabili. Ai fertili terreni alluvionali si univa la facilità di approdo che sarà fondamentale per la fondazione e le fortune della futura città, ma che dovette costituire forte attrattiva anche per le società preistoriche del iii millennio a.C. Tra gli insediamenti localizzati in prossimità delle insenature per sfruttarne le opportunità di pesca e di facile approdo, sono quelli segnalati sotto il Palazzo delle Ferrovie dello Stato, in via Roma, e presso il Mercato Ortofrutticolo, in piazza Giachery.

 

Approfondimenti Per la cultura della Conca d'Oro si rimanda innanzitutto a La preistoria e a Insediamenti necropoli e siti nella Conca d'Oro di Sebastiano Tusa,  in Storia di Palermo, a cura di Rosario La Duca, volume I, L'Epos, Palermo 1999. Della bibliografia sull'argomento ci limitiamo a segnalare ancora il fondamentale studio di J. Bovio Marconi, La coltura tipo Conca d'Oro della Sicilia nord-occidentale, Monumenti Antichi dei Lincei XL, 1944.

Il declino    Questa zona della Sicilia occidentale subisce, con la fine del iii millennio a.C., una profonda crisi. L’insediamento si rarefà e la zona del Palermitano sembra divenire marginale rispetto ad altre aree dell’isola, dove si affermano società più complesse che pongono la Sicilia all’interno di quelle reti commerciali attraverso le quali circolano metalli, beni di prestigio e nuovi sistemi di vita e gestione delle risorse. Per lento degrado o per sopraffazione violenta dall’esterno – non abbiamo dati sufficienti per comprenderlo – scompare la cultura della Conca d’Oro, una delle più dinamiche ed originali culture preistoriche espresse dal territorio.

 

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