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Il processo di trasformazione in atto non
riguarda solo i saperi e le diverse discipline che costituiscono i curricula: la trasformazione riguarda l’economia e le istituzioni, il
costume e i gusti, il nostro modo di pensare e di essere, ogni aspetto
della nostra vita.
Di qui la grande attrattiva che può assumere per gli
studenti lo studio della storia, se prospettata come ricerca che ha come
oggetto la nostra stessa vita considerata nel suo svolgimento.
Ciò che noi siamo (individualmente e socialmente) può
essere letto come risultato di uno percorso, fatto di condizionamenti e
di risposte di libertà. Averne consapevolezza significa avere maggiore
consapevolezza di sé e della comunità in cui siamo inseriti, ed
orientarsi meglio nelle vorticose trasformazioni in atto. Il nostro
tempo non è un punto di arrivo: la storia prosegue oggi il suo cammino
sulle nostre gambe, e dobbiamo provare ad avere la lucidità e la
passione necessaria per indirizzarla e darle impulso.
La
riflessione sulle motivazioni dell’insegnamento-apprendimento della
storia, possono fornire indicazioni preziose per aggiornamento dei
metodi e degli strumenti e per destare e tener vivi negli allievi
l’interesse, se non l’entusiasmo, per la materia.
L’attenzione
alla contemporaneità e alla concretezza della esperienza umana (la
storia risponde ai nostri bisogni di oggi, anzi, per quanto abbiamo
ricordato, ai bisogni di domani), è condizione indispensabile per
creare un nuovo clima nel quale la storia possa prosperare (si vedano in
proposito le osservazioni di Paul Ginsborg, Qualche riflessione
sull'insegnamento della storia nelle scuole italiane, del 09/05/97,
nell’Ipertesto della Commissione tecnico-scientifica sulle conoscenze
fondamentali della scuola, a cura di Roberto Maragliano).
Accenniamo
appena alla impossibilità di prescindere – con allievi di ogni età
– dalle fonti e dalle questioni relative ai metodi della ricerca
storica: da quelli propri della ricerca archeologica a quelli ricerca
documentaria in archivio, dall’analisi delle fonti letterarie, alle
problematiche aperte dagli archivi elettronici in rete.
Bisogna
incoraggiare la ricerca storica, soprattutto di storia locale,
irrimpiazzabile strumento di formazione critica, buon antidoto al
nozionismo e al “ricerchismo” (si veda a riguardo la proposta di
Dario Antiseri per introdurre nella scuola superiore ricerche di storia
locale).
Nessuno
scandalo infine per i problemi dell'interpretazione storiografica: molto
meglio i conflitti di interpretazione che i libri di testo che
impartiscono verità storiche.
Purché non si perda la
dimensione della storia come racconto, per non rinunciare al fascino che
deriva del fatto di narrare una vicenda, e le ragioni per le quali essa
è andata in un certo modo piuttosto che in un altro.
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