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L'officina
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| Storia
di Palermo
Il
Bicchiere campaniforme
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L'officina
dello storico
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Bicchiere
di Villafrati
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Circolazione
dei metalli e di oggetti di rango
·
Le
origini
·
Una
status symbol
·
La
diffusione in Sicilia e nel Palermitano
·
Il
bicchiere di Carini
·
Lo
stile della Moarda
·
Un'area
rivolta al Tirreno
·
Approfondimenti
·
Verifica
Sommario |
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La
rarefazione degli insediamenti Poche le testimonianze
relative al II millennio a. C. rinvenute nel territorio palermitano. La
brusca diminuzione di dati e scoperte rispetto ai periodi precedenti,
induce a pensare ad una rarefazione dell’occupazione umana. Ciò può
significare crisi e declino dell’insediamento, oppure, in analogia a
quanto si quanto si registra nelle altre zone della Sicilia, potrebbe
semplicemente trattarsi di una concentrazione demografica in insediamenti
più consistenti.
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Circolazione
dei metalli e di oggetti di “rango”
Anche attraverso i pochi dati giunti fino a noi siamo
tuttavia certi che la zona del Palermitano tra il III e gli inizi del II
millennio a.C. ebbe un ruolo importante nella diffusione in Sicilia della cultura del Bicchiere campaniforme, che ebbe una vasta distribuzione
in Europa e nel Mediterraneo, favorita dal merito, che al popolo portatore
di quella cultura si attribuisce, di aver fatto circolare la più
antica tecnologia della produzione dei metalli.
Le origini
La cultura di cui discorriamo prende il nome da un tipico bicchiere dalla
caratteristica forma a campana diffuso in tutt’Europa tra III e II
millennio a. C., proveniente forse dalla penisola iberica, ove il
manufatto è presente già nell’ambito delle culture neolitiche andaluse.
Va però ricordato che la varietà e la ricchezza dei ritrovamenti in
tutta Europa ha persuaso gli studiosi ad ipotizzare un secondo movimento
di reflusso del Bicchiere dall’Europa centrale ed occidentale.
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La diffusione del Bicchiere secondo Sangmeister (teoria
del riflusso) - schema di Stefano Savona
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Uno status
symbol Che si sia diffuso dall’Iberia
o dall’Europa centrale, resta il fatto di una enorme distribuzione che
è indicatore dei complessi movimenti di popolazione e degli influssi
culturali collegati alla diffusione della tecnologia metallurgica, e in
particolare del rame e dell’oro, ma che non può essere spiegata come
irraggiamento di un unico ceppo etnico-culturale, sia pure dotato di
superiorità tecnologica. Appare
perciò persuasiva l’ipotesi che il Bicchiere e gli elementi ad esso
connessi più che come espressione di un unico gruppo etnico-culturale
siano da considerare oggetti legati alla manifestazione di uno status
sociale elevato. Il Bicchiere sarebbe lo “status symbol” dei gruppi
risultati emergenti dall’articolazione sociale che caratterizza le
società europee trasformate, a cavallo tra il III ed il II millennio
a.C., dalla diffusione dei metalli.
Legato in origine al patrimonio
specifico di un gruppo etnico, entrò successivamente a far parte di un
insieme di oggetti che serviva a dare concreta visibilità
all’acquisizione di un rango elevato nelle varie società europee che si
andavano articolando socialmente. Il bicchiere diventa dunque segno di una
prima significativa gerarchizzazione sociale delle comunità
preistoriche.
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La diffusione in
Sicilia e nel Palermitano La diffusione
del complesso culturale del Bicchiere si concentra soprattutto in due aree
della Sicilia occidentale: una settentrionale ed una meridionale.
Nell’area nord-occidentale e nel Palermitano, la contiguità geografica ed
una palese somiglianza tipologica non lasciano dubbi circa l’evidente
introduzione del Bicchiere nel nostro territorio dalla Sardegna
Nell’area sud-occidentale abbiamo una
presenza maggiore e ancor piú capillare, ma caratterizzata da un livello di
forte integrazione tipologica e culturale con gli aspetti locali. Le
caratteristiche tipologiche del Bicchiere mostrano invece nel Palermitano
una più puntuale aderenza a quelle del cosiddetto stile internazionale e ai
reperti sardo-iberici.
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Il bicchiere di Carini
Va segnalato che già nell’ambito della
cultura della Conca d’Oro, alcuni secoli prima del diffondersi del
bicchiere riconducibile allo stile internazionale, si possono individuare nel
Palermitano elementi del repertorio campaniforme, oggetti indicatori di
rango sociale che cominciano ad emergere indipendentemente o a circolare: è
il caso del cosiddetto bicchiere di Carini, prototipo del Bicchiere
Campaniforme, tipologicamente riconducibile allo stesso motivo ispiratore;
del cosiddetto bottone a V della tomba II dell’Uditore (metà del III
millennio a.C); dello stesso uso dell’ipogeo funerario.
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Lo “stile della
Moarda” Nella Sicilia nord-occidentale la cultura del
Bicchiere si attesta acquisendo forme nuove, ma la sua decorazione rimane
sempre ancorata alla monocromia, e con schemi decorativi tipici realizzati
con la tecnica del puntinato. Il cosiddetto “stile della Moarda” –
secondo la denominazione coniata da Bernabò Brea studiando i manufatti
ritrovati dal Salinas in un riparo dei monti della Moarda sopra Altofonte
– rappresenta per Sebastiano Tusa la variante palermitana della cultura
del Bicchiere Campaniforme: ne rappresenta l’innesto nel contesto
tipologico-culturale della Sicilia nord-occidentale, dove interagivano la
tradizione del diffuso artigianato della Conca d’Oro e la facies eoliana
di Capo Graziano.
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Eccoli
dunque, come si possono ammirare al Museo Archeologico Regionale “Salinas”,
gli oggetti che individui di rango, forse provenienti dalla Sardegna,
usarono nel Palermitano sul finire del III millennio a.C., vasellame
monocromo di straordinaria eleganza, oggetti accurati,
tra i quali un ruolo primario dovette avere il vero e proprio
Bicchiere, oggetto essenziale per liturgie che prevedevano particolari
libagioni.
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Approfondimenti
Per una puntuale ricostruzione delle complesse questioni riguardanti
il Bicchiere campaniforme e la sua diffusione si rimanda innanzitutto a
Sebastiano Tusa, La preistoria, in Storia di Palermo,
a cura di Rosario La Duca, volume I, L'Epos, Palermo 1999, ove è possibile
ritrovare, tra l'altro, una chiara ricostruzione della storia degli studi,
dal modello etnico-diffusionista di Vere Gordon Childe alla teoria del
riflusso di Edward Sangmeister, al Dutch Model degli studiosi olandesi. Sulla
ricerca in Sicilia segnaliamo J. Bovio Marconi, Sulla diffusione del
Bicchiere campaniforme in Sicilia, in "Kokalos" IX, 1963 e L.
Bernabò Brea, La Sicilia prima dei Greci, Milano 1958.
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Un’area rivolta
al Tirreno Tra la fine della cultura
della Conca d’Oro ed i successivi sviluppi pertinenti alla facies di Rodí-Tindari-Vallelunga
(primi secoli del II millennio a.C), la zona del Palermitano costituì
dunque la base di arrivo dalla Sardegna della cultura e del popolo del
Bicchiere Campaniforme, ma anche di partenza per la sua diffusione ulteriore
verso il sud-ovest dell’isola. E’ un’area ove interagiscono diversi
elementi culturali ed etnici, come dimostra la presenza di ceramiche di tipo
eoliano nei contesti ove è anche presente il Bicchiere Campaniforme, ma che
resta nettamente distinta dalla parte piú consistente della Sicilia dove si
diffuse la civiltà di Castelluccio, fortemente condizionata dai contatti
culturali e commerciali con il Mediterraneo orientale.
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