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Il
patto sociale e le sue costrizioni è accettabile solo se si ha
consapevolezza dei vantaggi, dei fini per cui è stato stretto. Posso
accettare le limitazioni che la vita associata mi impone se mi accorgo che
la comunità garantisce la sicurezza e la giustizia per cui si è
costituita, se riconosco che essa di fatto, grazie alla cooperazione tra
gli uomini, ha enormemente accresciuto la nostra
ricchezza materiale e spirituale, ha ampliato gli spazi della
nostra libertà.
Nel
grande come nel piccolo le regole non sono un limite poiché sono le leggi
che ciascuno dà a se stesso, comprendendo e condividendo gli scopi di
quel regolamento è come se obbedisse a nessun altro che a se stesso.
Le
regole sono necessarie alla vita comune e al conseguimento di scopi
collettivi; se condivido gli scopi e la necessità della comunità per
raggiungerli, non solo commisuro i vantaggi che perseguo al piccolo
inconveniente delle regole, ma le regole stesse sono da me stesso comprese
e volute.
Si tratta di una prospettiva moderna, da ascrivere al pensiero
di Kant e Russoeau, ma già presente nella cultura greca che con la stessa
radice verbale esprime l’idea di persuasione e di obbedienza: peivqomai
“sono persuaso” quindi “obbedisco”.
Ecco
perché è importante partecipare alla definizione delle regole, ma non
basta: occorre partecipare, ciascuno per la sua parte, al progetto
complessivo che dà senso alla nostra esperienza comunitaria.
Occorre
che alla definizione delle norme di comportamento e delle relative
sanzioni sia premessa la riflessione sui principi che ispirano la nostra
vita nella scuola e sui diritti e i doveri che la sostanziano.
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La scuola che
vorrei
Il
rispetto di ciò che è comune
Il
dolore genera violenza
Glielo
do io il disagio!
Le
difficoltà di integrazione
Sono
persuaso, quindi obbedisco
Vorrei
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