|
Discutere
sulla importanza del rispetto di ciò
che è comune è servito ad avviare la riflessione comune, ma scopo
degli incontri era tuttavia di andare all’essenziale e riflettere più
in profondità sul perché avvengono
certi incidenti.
La
riflessione proposta è stata la seguente: quando ci sono fatti di
teppismo, fatti di violenza verso le cose o le persone c’è sempre alla
radice una situazione di disagio di sofferenza. Il dolore genera violenza.
Basti pensare ad ambienti meno fortunati dei nostri: le carceri, certe
caserme, le scuole nei quartieri difficili o semplicemente certi quartieri
delle nostre città dove è come se si vivesse sempre in carcere. Luoghi
dove vive tanta gente con penosissime vicende personali e familiari,
storie di sofferenza ed emarginazione, storie di un dolore profondo che
diventa violenza contro le persone e le cose.
Il
dolore, quando ci soverchia, quando non abbiamo gli strumenti per capirlo
e dominarlo, genera violenza, specie in una società che non elabora
strumenti culturali adeguati a sostituire quelli della tradizione che
appaiono ormai desueti: si pensi, ad esempio, al senso del
“sacrificio”, attraverso il quale la cultura cristiana ha insegnato a
dominare e a rendere anzi positiva e creativa l’esperienza del dolore.
Difendiamoci,
anche all’interno della nostra comunità, dai comportamenti violenti,
proviamoci anche ad escogitare forme di punizione e di riparazione, ma
soprattutto creiamo il clima per una collaborazione che tenda a d
eliminare le cause del disagio.
Benché
in forme meno drammatiche di quelle che abbiamo evocate anche tra noi c’è
chi più di altri soffre un qualche disagio e meno di altri sa farsene una
ragione, chi più di altri sente difficoltà di integrazione (non importa
se è apparentemente più spavaldo di altri, anzi proprio quella
spavalderia può essere indizio di un disagio): sentiamo il bisogno di
aiutarlo più di quello di difenderci da lui.
|
La scuola che
vorrei
Il
rispetto di ciò che è comune
Il
dolore genera violenza
Glielo
do io il disagio!
Le
difficoltà di integrazione
Sono
persuaso, quindi obbedisco
Vorrei
|
A
chi si chiedesse come affrontare i medesimi temi con ragazzi più
piccoli, segnalo, nella sezione Esercizi di lettura, Il
palazzo da rompere di Gianni Rodari.
Per
il nesso dolore/violenza rimandiamo al volume di Giampiero Finocchiaro La
Trincea, Memorie dalle 150 ore, L'Epos, Palermo 1998.
|