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È
il resoconto della discussione di uno dei quattro gruppi di lavoro
impegnati nella prima giornata dedicata ai temi dello sviluppo (relatore Nino Di Lorenzo).
Proprio la sua caratteristica di “frammento” di una esperienza
formativa ci pare esemplificativa del clima nel
quale il lavoro si è svolto
e
dei temi affrontati
La
riflessione è avviata dal tutor che sottolinea la consapevolezza già
diffusa tra i docenti e gli operatori della scuola ma rafforzata dai
lavori della giornata, sul nesso tra cultura e sviluppo. Esistono
condizioni culturali dello sviluppo che la testimonianza di un Sindaco
impegnato in un Patto territoriale ha ben evidenziato: condizioni non
strettamente economiche come capacità progettuale, creatività,
responsabilità nelle quali la scuola di ogni ordine e grado può
svolgere un ruolo significativo.
È
seguita una breve rassegna di esempi negativi, di cattiva qualità dei
servizi, inadeguata valorizzazione delle risorse, occasioni mancate di
sviluppo, che possono tutti essere ricondotti a una insufficiente
cultura dello sviluppo: per carenza di analisi delle potenzialità o
per difetto di concertazione e programmazione degli interventi.
Richiamato
l’esempio del diverso sviluppo realizzato negli ultimi decenni da
regioni un tempo in analoghe condizioni di arretratezza economica,
come il Veneto e la Sicilia, la discussione torna a ribadire la
necessità di trasmettere il valore della iniziativa e della
responsabilità e i pericoli di una cultura dell’attesa e
dell’inerzia retaggio di politiche assistenziali e clientelari.
Viene
osservato che la consapevolezza del ruolo della cultura nelle
dinamiche dello sviluppo comporta una nuova attenzione al territorio,
una capacità di analisi dei suoi problemi e delle sue risorse, una
disponibilità al dialogo con altri soggetti esterni alla scuola, con
atteggiamento positivo e propositivo.
Nel
dialogo tra operatori di un Istituto alberghiero e di un Liceo
classico diviene naturale, a questo punto, far riferimento ad un
ambito comune di interessi, riguardante la valorizzazione dei beni
storico-culturali e la promozione del turismo. E non si tratta
soltanto della formazione di due specifiche professionalità
(l’operatore turistitco e l’esperto in beni culturali) che possono
crescere attraverso una comune strategia di sviluppo; ma di un più
generale impegno culturale per la crescita di una sensibilità, una
attenzione, una capacità di ideazione e di concertazione che rendano
possibile lo sviluppo del settore.
Si
osserva che è certamente utile fornire agli studenti informazioni
sugli strumenti economici, sulle caratteristiche del territorio, con i
suoi limiti e le sue potenzialità, o specifiche competenze spendibili
sul mercato del lavoro (impresa, inglese, internet); ma il problema
fondamentale, e il ruolo più rilevante della scuola di qualsiasi
ordine e grado, non è nel dare strumenti tecnici, ma nel realizzare
una formazione di base, nel promuovere creatività e responsabilità,
capacità progettuale e di scelta autonoma, e il costante riferimento,
testimoniato più che predicato, ad un patrimonio di valori ideali.
Da più parti si torna a sottolineare il ruolo centrale
della capacità progettuale nell’azione educativa, e come nella stessa
formazione dei docenti e degli operatori vada coltivata la cultura del
progetto e della programmazione concertata, una capacità di dialogo e di
elaborazione strategica che superi la sterile parcellizzazione degli
interventi, nell’attività didattica come nella programmazione
economica.
È
apparsa in più punti della discussione, e ritorna in conclusione, la
necessità di accompagnare ogni intervento relativo alla promozione
della cultura dello sviluppo con la promozione della cultura della
legalità e della cittadinanza: in riferimento alla necessità di
limitare gli influssi negativi sullo sviluppo della criminalità e di
sistemi di illegalità diffusa (sarà l’argomento della giornata
successiva); ma soprattutto per la convinzione che l’impegno
culturale per lo sviluppo di cui discorriamo dà frutti in rapporto
alla coesione della comunità, alla qualità della dimensione
politica, al sentimento di cittadinanza e alla capacità di dialogo e
di cooperazione che può legare discenti, educatori, e tutti i
soggetti dello sviluppo.
Si
sottolinea, da ultimo, il grande ruolo che può svolgere nelle scuole
di ogni ordine e grado, lo sudio della Storia locale, capace al tempo
stesso di promuovere il sentimento di cittadinanza e, soprattutto, di
essere efficace strumento di educazione allo sviluppo, attraverso la
conoscenza e la valorizzazione delle risorse storico-artistiche del
territorio.
Palermo, 16 gennaio 2001
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Pass
Delfino
Educazione
allo sviluppo
Le
condizioni culturali dello sviluppo economico
Criminalità
e sottosviluppo
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Il
gruppo di lavoro: Antonina Di
Matteo (tutor), Giuseppe Barcellona, Caterina Buttitta, Giuseppina
Caputo,
Francesco Cortimiglia, Laura Di Leonardo, Bartolomeo Evola, Franca Giammanco,
Rosanna Giammanco, Salvatore Giuliano, Alessandra Guarcello, Eulalia
Matranga, Caterina Pasero, Anna Pusateri, Enza Rao
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