Il delfino - percorsi formativi

 

La libertà

Dunque dialogo e ricerca innanzitutto. Ma ricerca di che? È evidente: ricerca di ciò che dà un senso alla nostra esistenza e le dà sapore e valore, nonostante l’esperienza del dolore, della difficoltà, del limite. Qual è l’esito della ricerca? Cosa può dare senso e gusto alla nostra esistenza? Ebbene, questo è il segreto dell’oceano: non va detto ad alta voce, perché così lo si tradisce e lo si smentisce. Ciascuno di voi potrà trovarlo imparando ad ascoltare la voce del mare, leggendolo nei volti degli altri, nella musica e nelle storie.

Qualche suggerimento, tuttavia, qualche indirizzo è possibile dare. Tornatore ce lo dà con grande chiarezza all’inizio del film. «C’è sempre qualcuno che la vede per prima…», e quel che segue vale ad accentuare la nostra curiosità e la nostra tensione. «America» si griderà infine, e in quel nome vibra una grande speranza che prende corpo nella statua, gigantesca e solenne, salutata dalla moltitudine festante.

Sono qui vividamente rappresentate le aspettative del secolo che sta per concludersi: la speranza di emancipazione, di un nuovo inizio, di superare le ingiustizie sociali, di spezzare le catene della fame e dell’assoggettamento, la speranza e il desiderio di libertà, valore sempre valido, anche quando abbiamo la pancia piena e ci pare di non avere padroni che ci tengano in catene; libertà non solo dall’oppressione e dal bisogno, ma anche come affermazione dei diritti e progressiva rimozione degli ostacoli che a questi si oppongono; la libertà come valore che racchiude tutti gli altri: dispiegamento delle nostra personalità, della nostra voglia di fare, della nostra capacità di capire, di volere, di amare, di realizzare noi stessi e la nostra vocazione dando il nostro contributo alla creazione alla trasformazione del mondo in cui ci troviamo.

Questo sogno di libertà ha rappresentato l’America, il nuovo mondo in cui attuare le aspirazioni diffuse e frustrate in Europa: le libertà civili, la fiducia nelle possibilità umane e nella scienza, la ribellione contro le gerarchie sociali e la nobiltà. A raggiungere questi obiettivi erano chiamati uomini che in Europa erano stati sconfitti e costretti ad emigrare.

La statua della libertà, com’è noto, arrivò dalla Francia nel 1885: simbolo, in nome della libertà, dell’amicizia tra la Francia e gli Stati Uniti. Con la sua torcia sollevata in alto, fu posta all’ingresso del porto di New York, come benvenuto per gli immigrati, per i quali era la prima visione dell’America. Sul piedistallo sono incisi alcuni versi di Emma Lazarur:

 

 Tenetevi le vostre vecchie terre, i vostri orpelli,

Ella grida con le labbra mute,

Date a me i vostri stanchi i vostri poveri

Le vostre folle ansiose di respirare libere

I disgraziati rifiuti che si riversano sulle vostre rive.

Mandatemi questi, i senza casa, gli sbattuti dalle tempeste,

io alzo la mia torcia a fianco della porta d’oro.

Anche il nome della nave, Virginian, ha una chiaro valore simbolico. Tutto è cominciato in Virginia. alla Virginia, non a caso, provengono i prime tre presidenti: Washington, Jefferson, Medison. Dalla Virginia proviene la dichiarazione di Indipendenza del 1776 in cui si scrisse che «tutti gli uomini hanno diritto alla vita, alla libertà e al raggiungimento della felicità». Dalla Virginia la carta dei diritti premessa alla costituzione dello Stato della Virginia dove si proclama che «gli uomini sono di natura tutti egualmente liberi e indipendenti».

La Storia davvero è svolgimento della nostra stessa vita, e la parte della nostra ricerca che ad essa dedichiamo, ci restituisce con grande nitidezza il nostro volto e quello del nostro tempo.

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