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La ricerca e il dialogo
«Nessuno è fregato fino in fondo se
ha ancora una buona storia da raccontare e qualcuno che lo ascolti»: la
battuta esprime fiducia nel racconto, nella favola come mezzo efficace di
ricerca, di comunicazione e di dialogo.
Il
suonatore di tromba, lo stesso Tornatore, pur esprimendo un disagio, una
sofferenza una aspettativa delusa, non si sentono “fregati del tutto”
perché attraverso una storia, una bella storia, sentono di poter essere
ancora in gioco, possono cercare con noi di chiarire e precisare il senso
della loro e della nostra esperienza, possono dire qualche no ad aspetti
della realtà che proprio non riescono a mandar giù, possono indicarne
altri che ancora danno gusto e sapore alla nostra esistenza.
L’ascolto
della voce della natura e del cuore degli uomini, la ricerca e
l’espressione, l’indagine e la partecipazione di ciò che di buono e
di bello c’è in noi e nel mondo, sono affidati, all’interno della
storia, alla musica, all’arte di un singolare musicista che legge nei
volti e nell’anima della gente che gli passa attorno con le sue speranze
e le sue ansie, e che da sempre ascolta la voce del grande oceano di cui
è figlio.
Cercheremo
poi di precisare l’esito di questa ricerca, quali i no e quali i sì che
sono stati dati, che pensieri sono stati suggeriti, cosa ci ha fatto
battere forte il petto. Certo si è trattato dell’esperienza di
emozioni, di frammenti di vita autentici nei quali abbiamo riconosciuto,
più o meno distintamente, il nostro volto e quello che di chi ci sta
attorno, abbiamo colto, più o meno confusamente le nostre ansie e le
nostre aspettative, abbiamo ricevuto indicazioni stimoli per la nostra
ricerca per il nostro bisogno di dialogo.
Dunque
ricerca, dialogo e l’arte come luogo privilegiato per tali esperienze e
come metafora della ricerca e del dialogo in ogni ambito della nostra
esperienza umana. Per questo chi ha ancora una buona storia non è ancora
fregato del tutto, perché, a dispetto di tutto, può continuare a
sentirsi vivo, può proseguire la sua ricerca e il suo dialogo con la
realtà e con chi ci sta attorno.
Mentre
siamo impegnati a riformare metodi e contenuti del nostro lavoro nella
scuola, non dimentichiamoci di questo atteggiamento. È con questo spirito
di ricerca e di dialogo che ci occupiamo di Omero e di Tacito, di Manzoni
e di Sakespeare, compagni di viaggio che ci aiutano a comprendere meglio
noi stessi e la vita che stiamo vivendo: fuori da questa prospettiva
potremmo anche farne a meno.
Sarà
importante introdurre finalmente a pieno titolo nella scuola il linguaggio
cinematografico, le arti visive e dello spettacolo; sarà fondamentale
introdurre la musica in tutte le sue forme; sarà indispensabile
utilizzare a pieno gli strumenti informatici di cui disponiamo e di cui ci
doteremo. Ma non dimentichiamoci del principio di tutto questo: la nostra
ricerca e il nostro dialogo per i bisogni della nostra vita: senza cui
perde senso occuparsi di Platone o di Leopardi, ma anche di Mafalda e
degli 883. In questo spirito potremmo invece ugualmente occuparci di
Ulisse e di Homer Simpson.
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Cineforum

La leggenda del pianista
dell'oceano
La ricerca e
il dialogo
La libertà
I "no" di
Novecento
La disillusione
e la speranza
Il
testo che presentiamo riproduce l'intervento di apertura di un seminario-dibattito tenuto
al Cinema Capitol di Bagheria il 12 novembre 1998, nell'ambito di
una rassegna cinematografica promossa dal
Liceo "Francesco Scaduto" di quella città.
Con
poche varianti il testo è stato pubblicato la prima volta con il titolo
"La ricerca e il dialogo", nel volume La scuola che vorrei,
Palermo, L'Epos, 1999
F.
C.
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