Il delfino - percorsi formativi

IX

Fuggite, maledette larve di re

I racconti di Pierre Menard

I semi del tempo

Schiudi inferno la tua bocca, ed inghiotti nel tuo grembo l’intero creato! e voi non tacete, perché il dolore che non parla bisbiglia al cuore di spezzarsi. Parliamo insieme di quest’atto sanguinario, affidiamoci a Dio, che penetra nei cuori e può darci lume a squarciare il velo delle tenebre, ma teniamoci pronti all'azione

 

 

– Il re d’Inghilterra ha preso la sua decisione. Hai fatto chiamare Macduff?

– Sarà qui a momenti.

– Credi anche tu, Lennox, che sia stato ingiusto verso Macduff?

– Di una cosa sono certo: della sua fedeltà non è possibile dubitare. Ricordate chi è rimasto con voi e vostro fratello quando tutti si davano convegno nella sala d’armi, quel mattino a Inverness?

– Voi e Macduff, non l’ho scordato.

– E io non scorderò mai lo sgomento di Macduff, quando scoprì l’assassinio, perché fu lui per primo, ricordate, a trovare vostro padre; eppure l’ho visto lottare con tutte le sue forze per mantenere i nervi saldi, per rimanere lucido ad ogni costo, e per una sola ragione, credetemi: per prevedere il pericolo e proteggervi.

Quella notte Macduff ed io eravamo alloggiati fuori dal castello. Arrivammo prima dell’alba per svegliare Duncan all’ora convenuta, e incontrammo il nobile cugino del re.         

 

– Buon giorno nobile Banquo.

– Buon giorno a voi due.

– Il re mi impose di svegliarlo per tempo, ed è già tardi.

– Volete che vi accompagni?

– Non occorre, grazie. – E rivolto a Lennox: – Attendetemi qui vi prego.

 

– Notte cupa questa, e piena di voci lamentose: per tutta la notte ho udito gemere l’uccello del malaugurio.

– L’ho udito anch’io.

– Ed a un certo punto, sarà stato l’animo suggestionato o effetto del vino che bevemmo a cena, m’è parso di sentire la terra tremare!

 

– Orrore… orrore… orrore! – grida Macduff tornando di corsa dalla stanza del re.

– Che avvenne?

– Là, là dentro, guardate voi stesso… io non posso dirlo!

– Correte! Correte tutti, tutti! Tradimento!

– Fa dare l’allarme, presto! – Uomini in armi e ospiti del castello ancora in abito da notte cominciano ad accorrere.

– Cos’è questo clamore? – Chiede Macbeth, entrando nella sala.

– Siamo perduti!

– Che fu? Parlate! – Fa intanto il suo ingresso anche lady Macbeth nella sala ormai piena.

– Il re Duncan è morto, assassinato!

Per un istante tutti ammutoliscono. Macbeth si precipita nella stanza del re seguito da Lennox e Ross.

– No, non è possibile! E nella mia casa, nella mia casa! – Mormora lady Macbeth, piano ma distintamente.

– Schiudi inferno la tua bocca, ed inghiotti nel tuo grembo l’intero creato! – scandisce Macbeth rientrando.

– Che disgrazia è avvenuta? Chiede Malcom che sopraggiunge in quel momento con il fratello.

– Non lo sapete? La vostra. La sorgente del vostro sangue s’è fermata.

– Il vostro regale padre è stato assassinato.

– Se fossi nato solo un’ora prima, – riprende Macbeth – avrei vissuto una vita felice: perché da questo momento non c’è nulla di serio nella vita mortale. Il vino della vita è stato spillato e solo la feccia è rimasta.

Malcolm e Donalbain corrono verso la camera del re. Lady Macbeth sviene.

– Pensate alla Lady!

– Indossiamo i nostri abiti da guerra e incontriamoci nel salone.

– D’accordo.

– Sì, rifletteremo insieme su quest’atto sanguinario e su dubbi e timori che ci scuotono. – interviene grave Banquo, mentre Donalbain riappare, sconvolto, sulla porta, subito raggiunto dal fratello – Affidiamoci intanto a Dio, che penetra nei cuori e può darci lume a squarciare il velo delle tenebre, – prosegue Banquo – e può darci forza a combattere l’oscuro disegno di una mano traditrice.

 

Quando la sala si svuota solo Macduff e Lennox sono rimasti attorno ai figli del re.

– Macduff, chi è stato?

– Le guardie, pare; o, almeno una delle due. Le avete viste anche voi nella stanza attigua alla camera del re, morte entrambe. Una con le mani e il pugnale ancora sporchi del sangue del re, e, piantato nella schiena, il pugnale del compagno. Questi se ne stava rannicchiato a breve distanza, senza ferite sul corpo, a quel che pare.

– Che vuol dire questo?

– Si direbbe che una guardia ha avvelenato l’altra per avere via libera al regicidio, ma il veleno ha agito più lentamente del previsto e l’avvelenato, resosi conto di quanto accadeva, ha avuto il tempo di trafiggere l’assassino prima di morire. O almeno così si vuol far credere…

– Cedo con orrore al peggiore dei sospetti.

– Non vi biasimo, visto che il peggiore dei delitti è stato commesso.

Dopo breve silenzio, senza cessare di scrutare lo sguardo di Malcom: – Iddio vi protegga. – mormora Macduff in tono di commiato. Quindi si rivolge risoluto a Lennox: – Ci aspettano nella sala d’armi: avviamoci noi.

 

– E noi? Cosa facciamo noi? – mi chiese Donalbain. – Cosa vuoi fare e dire qui, – gli risposi – dove il nostro fato in agguato da ogni angolo può venir fuori e ghermirci. Andiamo via: qui ci sono pugnali nei sorrisi degli uomini.

 

– Così io venni in Inghilterra, e Donalbain partì per l’Irlanda, perché separarci ci sembrò più prudente. Di nessuno potevamo fidarci, e il più vicino nel sangue era il più sanguinario.

 

– Pricipe di Cumberland, un cavaliere giunto dalla Scozia chiede di essere ricevuto.

– Fatelo passare.

– Ross?

– Signori! Rivedervi mi riempie di gioia anche in tempi così tetri – osserva commosso Ross mentre riceve l’abbraccio di Malcom e Lennox.

– Ross! – eslama Macduff entrando trafelato nella camera – Cosa ti ha spinto a lasciare la Scozia!

– La situazione è precipitata, l’esercito del tiranno è in armi e il terrore si diffonde per il Paese.

– Ross, la mia casa?… La tua esitazione mi uccide più di ogni tremenda parola. Ross! Rispondimi!

 – Il vostro castello è stato attaccato di sorpresa, vostra moglie, i vostri bambini… massacrati.

– Misericordia… Padre mio, non tacete, – lo esorta Malcom facendosigli accanto – date parola al vostro dolore: il dolore che non parla bisbiglia al cuore sovraccarico e gli ordina di spezzarsi.

– Anche i miei figli? Tutti?

– E Tutti coloro che si trovavano nel castello.

– E anche mia moglie?

– Fatevi animo ne avremo vendetta

– Come? – grida Macduff – Lui non ha figli!.. I miei piccoli… E il cielo guardava e non prendeva le loro parti? Perdonatemi… Ho bisogno di restare solo… È colpa mia, è colpa mia, là dovevo essere io, tra loro, là dovevo essere io, con loro.

 

– Iddio dia forza al suo cuore! – Esclama Malcom non appena Macduff è uscito.

– Se conosco la sua tempra, questa orrenda disgrazia sarà la pietra per affilare la sua spada. Il dolore si trasformerà in ira, non ottunderà il cuore ma lo infiammerà. Sente da uomo, ma saprà anche agire da uomo.

– Sì, è come tu dici. Ho sfogato su lui le mie amarezze – come si può essere ingiusti ascoltando il proprio dolore – l’ho tormentato con i miei dubbi… Ma questo è il tempo di agire. Il re d’Inghilterra ci ha concesso diecimila uomini e il prode Seyward è con noi. Tra breve… partiremo.

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II, 3

 Here's a knocking indeed!

 

IV, 3, 159 ss

 See, who comes here?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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I, 16-19

Di destarlo per tempo il re m'impose

Oh, quale orrenda notte!

Orrore! orrore! orrore!

Qual subito scompiglio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
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