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– Il re d’Inghilterra ha preso la
sua decisione. Hai fatto chiamare Macduff?
– Sarà qui a momenti.
– Credi anche tu, Lennox, che sia stato ingiusto verso
Macduff?
–
Di una cosa sono certo: della sua fedeltà non è possibile dubitare.
Ricordate chi è rimasto con voi e vostro fratello quando tutti si
davano convegno nella sala d’armi, quel mattino a Inverness?
– Voi e Macduff, non l’ho scordato.
–
E io non scorderò mai lo sgomento di Macduff, quando scoprì
l’assassinio, perché fu lui per primo, ricordate, a trovare vostro
padre; eppure l’ho visto lottare con tutte le sue forze per mantenere
i nervi saldi, per rimanere lucido ad ogni costo, e per una sola
ragione, credetemi: per prevedere il pericolo e proteggervi.
Quella
notte Macduff ed io eravamo alloggiati fuori dal castello. Arrivammo
prima dell’alba per svegliare Duncan all’ora convenuta, e
incontrammo il nobile cugino del re.
–
Buon giorno nobile Banquo.
– Buon giorno a voi due.
– Il re mi impose di svegliarlo per tempo, ed è già
tardi.
– Volete che vi accompagni?
– Non occorre, grazie. – E rivolto a Lennox: –
Attendetemi qui vi prego.
– Notte cupa questa, e piena di voci lamentose: per
tutta la notte ho udito gemere l’uccello del malaugurio.
– L’ho udito anch’io.
– Ed a un certo punto, sarà stato l’animo
suggestionato o effetto del vino che bevemmo a cena, m’è parso di
sentire la terra tremare!
– Orrore… orrore… orrore! –
grida Macduff tornando di corsa dalla stanza del re.
– Che avvenne?
– Là, là dentro, guardate voi stesso… io non posso
dirlo!
– Correte! Correte tutti, tutti! Tradimento!
– Fa dare l’allarme, presto! – Uomini in armi e ospiti del castello
ancora in abito da notte cominciano ad accorrere.
– Cos’è questo clamore? – Chiede Macbeth,
entrando nella sala.
– Siamo perduti!
– Che fu? Parlate! – Fa intanto il suo ingresso
anche lady Macbeth nella sala ormai piena.
– Il re Duncan è morto, assassinato!
Per un istante tutti ammutoliscono. Macbeth si precipita
nella stanza del re seguito da Lennox e Ross.
– No, non è possibile! E nella mia casa, nella mia
casa! – Mormora lady Macbeth, piano ma distintamente.
– Schiudi inferno la tua bocca, ed inghiotti nel tuo
grembo l’intero creato! – scandisce Macbeth rientrando.
– Che disgrazia è avvenuta? Chiede Malcom che
sopraggiunge in quel momento con il fratello.
– Non lo sapete? La vostra. La sorgente del vostro
sangue s’è fermata.
– Il vostro regale padre è stato assassinato.
– Se fossi nato solo un’ora prima, – riprende
Macbeth – avrei vissuto una vita felice: perché da questo momento non
c’è nulla di serio nella vita mortale. Il vino della vita è stato
spillato e solo la feccia è rimasta.
Malcolm e Donalbain corrono verso la camera del re. Lady
Macbeth sviene.
– Pensate alla Lady!
– Indossiamo i nostri abiti da guerra e incontriamoci
nel salone.
– D’accordo.
– Sì, rifletteremo insieme su quest’atto
sanguinario e su dubbi e timori che ci scuotono. – interviene grave
Banquo, mentre Donalbain riappare, sconvolto, sulla porta, subito
raggiunto dal fratello – Affidiamoci intanto a Dio, che penetra nei
cuori e può darci lume a squarciare il velo delle tenebre, – prosegue
Banquo – e può darci forza a combattere l’oscuro disegno di una
mano traditrice.
Quando la sala si svuota solo Macduff e Lennox sono
rimasti attorno ai figli del re.
– Macduff, chi è stato?
– Le guardie, pare; o, almeno una delle due. Le avete
viste anche voi nella stanza attigua alla camera del re, morte entrambe.
Una con le mani e il pugnale ancora sporchi del sangue del re, e,
piantato nella schiena, il pugnale del compagno. Questi se ne stava
rannicchiato a breve distanza, senza ferite sul corpo, a quel che pare.
– Che vuol dire questo?
– Si direbbe che una guardia ha avvelenato l’altra
per avere via libera al regicidio, ma il veleno ha agito più lentamente
del previsto e l’avvelenato, resosi conto di quanto accadeva, ha avuto
il tempo di trafiggere l’assassino prima di morire. O almeno così si
vuol far credere…
– Cedo con orrore al peggiore dei sospetti.
– Non vi biasimo, visto che il peggiore dei delitti è
stato commesso.
Dopo breve silenzio, senza cessare di scrutare lo
sguardo di Malcom: – Iddio vi protegga. – mormora Macduff in tono di
commiato. Quindi si rivolge risoluto a Lennox: – Ci aspettano nella
sala d’armi: avviamoci noi.
– E noi? Cosa facciamo noi? – mi chiese Donalbain.
– Cosa vuoi fare e dire qui, – gli risposi – dove il nostro
fato in agguato da ogni angolo può venir fuori e ghermirci. Andiamo
via: qui ci sono pugnali nei sorrisi degli uomini.
– Così io venni in Inghilterra, e Donalbain
partì
per l’Irlanda, perché separarci ci sembrò più prudente. Di nessuno
potevamo fidarci, e il più vicino nel sangue era il più sanguinario.
– Pricipe di Cumberland, un cavaliere giunto dalla
Scozia chiede di essere ricevuto.
– Fatelo passare.
– Ross?
– Signori! Rivedervi mi riempie di gioia anche in
tempi così tetri – osserva commosso Ross mentre riceve l’abbraccio
di Malcom e Lennox.
– Ross! – eslama Macduff entrando trafelato nella
camera – Cosa ti ha spinto a lasciare la Scozia!
– La situazione è precipitata, l’esercito del
tiranno è in armi e il terrore si diffonde per il Paese.
– Ross, la mia casa?… La tua esitazione mi uccide più
di ogni tremenda parola. Ross! Rispondimi!
–
Il vostro castello è stato attaccato di sorpresa, vostra moglie, i
vostri bambini… massacrati.
– Misericordia… Padre mio, non tacete, – lo esorta
Malcom facendosigli accanto – date parola al vostro dolore: il dolore
che non parla bisbiglia al cuore sovraccarico e gli ordina di spezzarsi.
– Anche i miei figli? Tutti?
– E Tutti coloro che si trovavano nel castello.
– E anche mia moglie?
– Fatevi animo ne avremo vendetta
– Come? – grida Macduff – Lui non ha figli!.. I
miei piccoli… E il cielo guardava e non prendeva le loro parti?
Perdonatemi… Ho bisogno di restare solo… È colpa mia, è colpa mia,
là dovevo essere io, tra loro, là dovevo essere io, con loro.
– Iddio dia forza al suo cuore! – Esclama Malcom non
appena Macduff è uscito.
– Se conosco la sua tempra, questa orrenda disgrazia
sarà la pietra per affilare la sua spada. Il dolore si trasformerà in
ira, non ottunderà il cuore ma lo infiammerà. Sente da uomo, ma saprà
anche agire da uomo.
– Sì, è come tu dici. Ho sfogato su lui le mie
amarezze – come si può essere ingiusti ascoltando il proprio dolore
– l’ho tormentato con i miei dubbi… Ma questo è il tempo di
agire. Il re d’Inghilterra ci ha concesso diecimila uomini e il prode
Seyward è con noi. Tra breve… partiremo.
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