Il delfino - percorsi formativi

VIII

Fuggite, maledette larve di re

I racconti di Pierre Menard

I semi del tempo

I figli rendono prudenti e timorosi di tutto nel momento dell’azione, la tua stessa vita ti diventa cara più del dovuto e l’idea che il sangue versato ricada sul loro capo paralizza la mano più efferata. Ma L’impresa inaugurata col sangue deve compiersi col delitto

 

 

– Fuggite, maledette larve di re, fantasmi coronati dall'aspetto familiare. Dove sono?… – si chiede Macbeth, come riscuotendosi da un sonno tormentato – oh… Sia meledetta nei secoli quest’ora!

– Vi ritrovo finalmente! Che fate? – Lady Macbeth si china verso il marito e lo aiuta ad alzarsi.

– Ho interrogato di nuovo le streghe.

– Cosa ti hanno detto?

– Guardati da Macduff!

– Non ci volevano le streghe per questo! E poi?

– Puoi essere, se vuoi, sanguinario e feroce: nessun uomo partorito da donna potrà nuocerti.

– Prosegui.

– Sarai invincibile finché il bosco di Birnan non muova verso di te.

– Che ti tormenta dunque? Prosegui!

– Pure mi apparvero i discendenti di Banquo… e regneranno!

– Menzogna! Menzogna!

– Fin dal principio Banquo è stato il limite che le streghe hanno posto al mio potere, avrei dovuto capirlo. Ora ho visto. Rideva Banquo, rideva, e, uno dopo l’altro, mi indicava i suoi discendenti.

– E abbiamo fatto tutto questo per loro?

– Donna, smetti il tuo delirio di onnipotenza: hai raggiunto il trono, ma non siamo immortali!

– E la nostra stirpe?

– Nostro figlio è morto! È morto, ricordi? E spesso mi dico che è stato meglio così: che eredità di sangue gli avrei lasciato, cosa avrei potuto sperare, di confessargli ogni cosa perché sappia come si conquista e si mantiene il potere, o di tacergli ogni cosa e lasciarlo in balìa degli eventi, agnello inerme tra lupi e falchi?

– Di insegnargli a leggere i tempi e a fare ciò che di volta in volta è necessario… e sperare in tempi meno cruenti.

– Si può sognare quiete e agitare tempesta? Comunque stiano le cose, basta sangue. Macduff, ti perdono, se di nessuno debbo temere, posso esser feroce, posso anche non esserlo.

– Non è ancora il momento! Non è ancora il momento. Io non so ripetere con te che è stato meglio così se la mia creatura è morta. Certo è stato un segno. I figli rendono prudenti e timorosi di tutto nel momento dell’azione, la tua stessa vita ti diventa cara più del dovuto e l’idea che il sangue versato ricada sul loro capo paralizza la mano più efferata. Ora però un altro segno ci arriva: nel ventre che sembrava isterilito dal dolore è tornata la vita.

– Donna mia! Ne sei certa?

– Può ingannarsi una madre?

– Tu riporti la gioia in un cuore spento!

– Ricordati che nasce al trono. Ricordati che il respiro dei tuoi nemici come putrida esalazione appesterà la sua aria.

 

– Signore, Macduff…

– Di’!

– Sono arrivati due messaggeri con la notizia che Macduff è in Inghilterra, alla corte di Edoardo.

– Morte, sterminio sulla razza iniqua! – sibila Lady Macbeth.

– Sì, morte! Macduff è andato in Inghilterra? Assalirò senza attendere un istante il suo castello, lo metterò a ferro e a fuoco e farò strage dei suoi!

– Si ritrovi il figlio di Banquo e muoia finalmente!

– Si disperda tutto il sangue nemico.

– Ora ti riconosco!

– S’affretta l’ora della morte. L’impresa inaugurata col sangue deve compiersi col delitto. Un fato inesorabile si compie ed ha un solo nome: vendetta!

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IV, 1

 How now, you secret, black, and midnight hags!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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III, 2  

Fuggi, regal fantasima

III, 4

Ove son io?... fuggiro

Ora di morte e di vendetta

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
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