Il delfino - percorsi formativi

VI

Arriva qualcuno al galoppo

I racconti di Pierre Menard

I semi del tempo

Pieno di delitti è il sentiero del potere e guai a chi lo percorre con piede titubante e a ogni passo retrocede. Guai dunque a chi vorrebbe esser grande, ma non sa essere malvagio, ma abominio per chi ha paura di fare ciò che l'ambizione gli richiede, ma non desiderio che non sia fatto

 

 

– Arriva qualcuno al galoppo… Guardate signora: non ho mai visto nessuno correre così! Si direbbe che un esercito di dèmoni gli stia alle calcagna!

– O lo consumi l’ansia di portarmi buone nuove…

– È Angus!

– Apritegli, presto! Conducetelo subito da me.

Nel rientrare Lady Macbeth volge lo sguardo in alto, in direzione del vessillo con lo stemma dei Glamis. – Maledetti Rondoni! Non c’è sporgenza o fregio, non c’è bastione o angolo appena adatto ad accogliere un po’ di paglia e fango in cui queste bestie non abbiano fatto il loro lurido nido, per diffondere tutto intorno il fetore delle loro uova dischiuse!

 

– Vittoria!

– E il tuo signore?

– Ne è il primo artefice – consegna alla donna una lettera di Macbeth – e il suo nome glorioso corre di bocca in bocca per tutta l’inghilterra e già varca il mare a…

– Il re è al corrente di ciò che racconti? – Interrompe bruscamente Lady Macbeth quasi infastidita dall’enfasi dell’uomo, mentre prende a scorrere lentamente le righe vergate dal marito.

– Per questo lo ha subito elevato a più alti onori – riprende Ross, tornando subito a tacere per accondiscendere all’umore della donna e lasciar spazio alla lettera, ove immagina che stia trovando notizia di ciò di cui ha iniziato a dire.

– Dimmi… ma il vecchio barone di Cawdor?

– Un pesante giudizio incombe sulla sua vita miserabile. Non so che accordo avesse fatto con i ribelli, o in quale modo li abbia aiutati di nascosto, ad ogni modo ha tramato per la distruzione del suo paese, e il tradimento, provato e confessato, lo ha perduto.

– Basta! dimmi ora del nuovo signore di Cawdor.

– In ogni momento vostro marito ha combattuto fieramente e tra i primi, poi i nostri sembravano in difficoltà e le sorti si erano fatte incerte, e Macdonwald lo spietato, maledetto ribelle, riceve rinforzi di fanti e cavalieri dalle isole d’Irlanda: proprio allora Macbeth il valoroso, perché nessuno più di lui si merita questo titolo, disdegnando la fortuna si fece largo tra una incredibile moltitudine di nemici, raggiunse il miserabile Macdonwald e lo uccide. I ribelli rimasero storditi e le sorti furono di nuovo a nostro favore. Ma ecco un nuovo attacco da parte del re di Norvegia con truppe fresche. Tutt’altro che sgomenti, Macbeth e Banquo, aquile e leoni al cospetto dei quali i nemici sembrano passeri o lepri, raddoppiavano i colpi, quasi cannoni a doppia carica. Il re di Norvegia scatena uno spaventoso attacco, con immensa truppa (gli stendardi di Norvegia coprono il cielo raggelando i nostri), ma il nostro signore ha domato per sempre il suo spirito insolente.

– Come sai tu di questo, cosa sanno di questo il re e i suoi baroni?

– Molto ho visto io stesso… – Lady Macbeth non nasconde il suo disappunto. –…Ma in verità ognuno è stato testimone del valore di Macbeth in questo giorno e ognuno ne rende testimonianza al cospetto del mondo. Uno dopo l’altro giungevano i messaggeri, e ognuno recava le sue lodi per l’eroica difesa del regno e le riversava davanti al re.

Lady Macbeth sembra ora soddisfatta: – Va ora, e prenditi il riposo che meriti.

Rimasta sola, Lady Macbeth rilegge la lettera: – Animo ambizioso… ma saprai fare ciò che devi? Vieni presto affinché io possa versare in te il coraggio e domare i tuoi dubbi.

 

Entra trafelato nella sala un nuovo messaggero.

– Che notizie ancora?

– Il re sarà qui stasera

– Sei pazzo! E il tuo padrone?

– Sta arrivando: lo precede di poco.

 

– Sorgete tutti, spiriti infernali che presiedete a pensieri di morte. Venite alle mie mammelle di donna, e mutate il mio latte in fiele, voi ministri d’assassinio, dovunque attendete ai misfatti della natura! Vieni notte densa e avvolgi ogni cosa, affinché il mio coltello acuminato non veda la ferita che fa.

– Cawdor!

– Mio carissimo amore, Duncan giungerà stasera.

– E partirà?

– Domani.

– Non veda il sole un tal domani!

– Che vuoi dire?

– E non intendi? Le tue lettere mi hanno trasportato al di là di questo oscuro presente ed ora io sento il futuro nell’istante.

– Intendo, intendo…

– Sei Glamis e sei Cawdor, e sarai quel che ti è stato promesso.

– Due vaticini sono compiuti, col terzo mi si promette un trono… ma alla corona che il fato mi offre non alzerò la mano rapace. Se il caso vuole che io sia re, ebbene, il caso può incoronarmi senza che io mi muova.

– I miei timori si rivelano fondati: la tua natura ci è di ostacolo: sei troppo pieno del latte dell’umana gentilezza per risolverti a prendere la via più breve. Pieno di delitti è il sentiero del potere e guai a chi lo percorre con piede titubante e a ogni passo retrocede. Le profetesse ti promisero il regno di Scozia. Perché esiti? Accetta il dono! Il prodigio cui hai assistito non ha dato forza alla tua mano?

– È un cattivo prodigio.

– Non può essere cattivo! Se è cattivo perché ti ha dato un pegno di successo cominciando con una verità?

– Ma non può essere buono! Perché se è buono come mai cediamo ad una tentazione orrenda la cui sola immagine mi fa rizzare i capelli e scoppiare il cuore nel petto? Pensiero di sangue, da dove sei nato?

– Come può aver tanta paura un uomo che dicono abbia mostrato tanto valore in battaglia?

– Le paure reali sono meno tremende di quelle immaginate. Il mio pensiero, il cui assassinio è ancora soltanto fantastico, mi scuote a tal punto che ogni attività è soffocata dall’immaginazione e nulla è per me, tranne ciò che non è.

– Tu vorresti esser grande, ma non sai essere malvagio. Come vorresti ottenere ciò che desideri ardentemente, esercitando le più sante virtù?

– Accada quel che può accadere.

– No! Accadrà ciò che deve accadere: e il tuo fato ha oggi il mio volto e la mia voce. Del resto io ti conosco bene: tu non reggi le trame di morte, eppure, a fatto compiuto, accetteresti di buon grado la vittoria ottenuta con l’inganno; hai paura di fare ciò che devi, ma non desiderio che non sia fatto! Ma allora affidati a me e fa tacere tutto ciò che ti tiene lontano dal cerchio d’oro con cui il fato e un aiuto soprannaturale sembrano volerti incoronare.

– Questo tormento è intollerabile!

– Fuggono il tempo e l’ora nel più duro dei giorni.

– Ne parleremo.

– Ora! Devi farlo ora!

– Ma non capisci che non posso! È un vecchio che tutti onorano, è legato a me da vincoli di sangue, e sarà, in questa casa, nostro ospite. Tre volte sacra è la sua persona, tre volte esecrando il delitto. Non procederemo ancora in questa faccenda!

– Sei un codardo! E come tale vivrai nella tua stessa stima se non trovi la forza di osare.

– Taci, ti prego. Io oso fare tutto ciò che può essere degno di un uomo. Chi osa di più non lo è!

– Quale bestia allora ti suggerì questo piano e ti indusse a farmene parte?

– È mio cugino! si fida di me!

– Ingenuo! Perché credi che Duncan venga qui oggi?

– Per rendere più forti i nostri vincoli.

– Proprio così! Ha deciso di venire subito a renderti onore nel tuo castello, perché  spera così di superare il suo svantaggio riconoscendo subito e con il massimo clamore il debito di riconoscenza. Si reca per ciò nella tana del lupo confidando nel ritegno a compiere violenza contro di lui proprio nella tua stessa casa: non viene qui perché si fida, viene nella tua casa proprio perché non si fida e rischia il tutto per tutto mettendosi nelle tue mani. Se non colpisci ora non ti riuscirà di farlo in seguito. Anzi, alla prima occasione si libererà di te come ha fatto ora, senza esitare, del vecchio Cawdor.

– E se fallissimo?

– Non falliremo se non esiterai! Frena l’accesso alla compassione affinché nessun sentimento naturale scuota il nostro proposito o ponga tregua tra questo e l’esecuzione.

– Arrivano!

– Il tuo volto, mio barone, è come un libro in cui gli uomini possono leggere strane cose. Per ingannare il mondo, assumi il suo aspetto, abbi il benvenuto nell’occhio, nella mano, nella lingua, appari come il fiore innocente ma sii la serpe che vi si cela sotto. A colui che sta per venire, si deve provvedere e tu metterai nelle mie mani la grande impresa di questa notte: pensa, una sola notte che darà a tutte le nostre notti e ai nostri giorni futuri sovrano imperio e dominio.

– Ne parleremo ancora.

– Abbi l’aria serena. Lascia tutto il resto a me.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Vai al dramma  

I, 2

 What bloody man is that?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Vai al dramma  

I , 5

They met me in the day of success 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Vai al dramma  

I, 3, 126ss

 Two truths are told

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Vai al libretto  

I, 5

Nel  dì della vittoria... 

Ambizioso spirto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Vai al libretto  

I, 7

Or tutti sorgete

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Vai al libretto  

I, 3

Due vaticini

 

 
successivo precedente indice inizio pagina
 

Risoluzione consigliata: 800 x 600

 

Home page

Esercizi di lettura

L'officina dello storico

Pierre Menard

Cittadinanza e sviluppo

Cont@tto

 

© 2002-2007 Francesco Cortimiglia - Tutti i diritti sono riservati