–
Donne misteriose, vi invoco… Ascoltatemi!
–
Che vuoi Macbeth, perché ci chiami?
–
Dove siete? Perché non vi mostrate?… Che state facendo?
–
Un’opera senza nome!
–
Per quest’opera infernale io vi chiedo: fate che conosca il mio
futuro, qualunque cosa il cielo mi riservi.
–
Vuoi udirlo da noi o dalle potenze di cui siamo ministri?
–
Evocatele pure.
–
Conducetelo prima sui suoi stessi passi. – si sente dire da una voce
maschile che Macbeth non sa riconoscere, ma che pare suonargli
familiare.
–
No! Non è questo che voglio! Io…
–
Seguimi! – lo interrompe la voce di una strega – ti porterò a
vedere quello che è stato, e ti insegnerò a guardare. Solo allora
potrai interrogarmi e… mostreremo quel che sarà.
Seguendo
il suono di sgangherate risa lontane, Macbeth si ritrova ai margini del
campo di battaglia presso Inverness.
–
Non ho mai visto un giorno così brutto e così bello.
–
Non sono stato mai così lieto della nostra amicizia, siete stato grande
Macbeth!
–
E voi non siete stato da meno.
–
Stare con voi mi ha permesso oggi di trasformare l’alba più cupa
della mia vita e del regno nel giorno più glorioso che abbia mai visto.
–
Quanto è lontano Forres…
–
Cosa sono? – Interrompe Banquo scorgendo le streghe.
–
Siete donne reali o frutto della mia immaginazione?
–
Parlate se potete!
–
Salve a te Macbeth, Barone di Glamis,
–
Salve a te Macbeth, Barone di Cawdor,
–
Salve a te Macbeth, che sarai re
–
Perché vi turbate, come se temeste cose che suonano così belle? Ehi,
voi, aspettate. Se sapete scrutare nei semi del tempo e dire quale grano
germoglierà e quale no parlate a me che non chiedo né temo il vostro
favore o il vostro odio.
–
Salve Banquo, sarai meno di Macbeth, eppure più grande,
–
Non quanto lui, ma più di lui felice
–
Non re, ma padre di re.
–
Evviva Macbeth, evviva Banquo!
–
Evviva Banquo, evviva Macbeth!
Ferme!
Ditemi di più, chi siete, come sapete ciò che dite, perché venite
sulla nostra strada a parlare con noi? Parlate, ve lo ordino!
–
Sono svanite!
–
C’erano veramente?
–
Chi va là? È Ross.
–
Signore! Il re ha accolto con gioia la notizia della tua vittoria e come
pegni di onori più grandi mi ha ordinato di chiamarti, a suo nome,
Barone di Cawdor.
–
Il diavolo dunque ha detto il vero!
–
Non credete che i vostri figli possano essere re, visto che lo promisero
coloro che mi chiamarono signore di Cawdor?
–
Non so. Spesso, per indurci al male gli strumenti della Notte ci dicono
qualche verità, ci seducono con oneste inezie per tradirci nelle cose
più grandi.
–
Riflettete su ciò che è accaduto e più avanti quando il tempo lo avrà
vagliato, parliamone a cuore aperto l’uno all’altro.
–
Con piacere
–
Amici! Andiamo dal re.
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