Il delfino - percorsi formativi

V  

Donne misteriose, vi invoco

I racconti di Pierre Menard

I semi del tempo

A che vale chiedersi se le tre donne fatali esistono veramente dal momento che per le nostre passioni nulla è se non quel che ancora non è? In attesa del tempo delle scelte, interroghiamole pure sul nostro futuro,  ben sapendo che la loro è un'opera  ancora senza nome:  

– Donne misteriose, vi invoco… Ascoltatemi!

– Che vuoi Macbeth, perché ci chiami?

– Dove siete? Perché non vi mostrate?… Che state facendo?

– Un’opera senza nome!

– Per quest’opera infernale io vi chiedo: fate che conosca il mio futuro, qualunque cosa il cielo mi riservi.

– Vuoi udirlo da noi o dalle potenze di cui siamo ministri?

– Evocatele pure.

– Conducetelo prima sui suoi stessi passi. – si sente dire da una voce maschile che Macbeth non sa riconoscere, ma che pare suonargli familiare.

– No! Non è questo che voglio! Io…

– Seguimi! – lo interrompe la voce di una strega – ti porterò a vedere quello che è stato, e ti insegnerò a guardare. Solo allora potrai interrogarmi e… mostreremo quel che sarà.

Seguendo il suono di sgangherate risa lontane, Macbeth si ritrova ai margini del campo di battaglia presso Inverness.

– Non ho mai visto un giorno così brutto e così bello.

– Non sono stato mai così lieto della nostra amicizia, siete stato grande Macbeth!

– E voi non siete stato da meno.

– Stare con voi mi ha permesso oggi di trasformare l’alba più cupa della mia vita e del regno nel giorno più glorioso che abbia mai visto.

– Quanto è lontano Forres…

– Cosa sono? – Interrompe Banquo scorgendo le streghe.

– Siete donne reali o frutto della mia immaginazione?

– Parlate se potete!

– Salve a te Macbeth, Barone di Glamis,

– Salve a te Macbeth, Barone di Cawdor,

– Salve a te Macbeth, che sarai re

– Perché vi turbate, come se temeste cose che suonano così belle? Ehi, voi, aspettate. Se sapete scrutare nei semi del tempo e dire quale grano germoglierà e quale no parlate a me che non chiedo né temo il vostro favore o il vostro odio.

– Salve Banquo, sarai meno di Macbeth, eppure più grande,

– Non quanto lui, ma più di lui felice

– Non re, ma padre di re.

– Evviva Macbeth, evviva Banquo!

– Evviva Banquo, evviva Macbeth!

Ferme! Ditemi di più, chi siete, come sapete ciò che dite, perché venite sulla nostra strada a parlare con noi? Parlate, ve lo ordino!

– Sono svanite!

– C’erano veramente?

– Chi va là? È Ross.

– Signore! Il re ha accolto con gioia la notizia della tua vittoria e come pegni di onori più grandi mi ha ordinato di chiamarti, a suo nome, Barone di Cawdor.

– Il diavolo dunque ha detto il vero!

– Non credete che i vostri figli possano essere re, visto che lo promisero coloro che mi chiamarono signore di Cawdor?

– Non so. Spesso, per indurci al male gli strumenti della Notte ci dicono qualche verità, ci seducono con oneste inezie per tradirci nelle cose più grandi.

– Riflettete su ciò che è accaduto e più avanti quando il tempo lo avrà vagliato, parliamone a cuore aperto l’uno all’altro.

– Con piacere

– Amici! Andiamo dal re.

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IV, 1

 How now, you secret, black, and midnight hags!

 

I,3

So foul and fair a day I have not seen  

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III, 2

Finché appelli, silenti m'attendete

 I, 3

Giorno non vidi mai sì fiero e bello

 
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