Il delfino - percorsi formativi

IV  

Conoscete il vostro rango

I racconti di Pierre Menard

I semi del tempo

Il sangue a corte non ha mai dato scandalo. Scandaloso è un  re che non sappia reggere il suo delitto. Sia saldo come la roccia, largo e sconfinato come l'aria attorno; senza dubbi che lo incatenino, né paure che lo molestino. E voi, in attesa che leggi più umane ingentiliscano i popoli, conoscete il vostro rango: ciascuno prenda il suo posto

 

   

– Conoscete il vostro rango: ciascuno prenda posto. A tutti il più cordiale benvenuto.

– Grazie a vostra Maestà.

– Salute o re.

– Salute a voi noblissimi signori. Io siederò in mezzo a voi, al posto d’onore resta la regina, ma… prima di sedere le piaccia di regalarci un brindisi in vostro onore.

– Si colmino di vino i calici… mio signore, al tuo regale invito io sono pronta…

Nasca la gioia nel cuore di ognuno,

 

muoia l’affanno, scompaiano gli sdegni,

e solo amore qui viva e regni;

gustiamo il balsamo di ogni ferita

che al cuore di ognuno ridona la vita;

cacciamo le torbide cure dal cuore,

nasca la gioia, muoia il dolore.

– Ringraziamo per l’augurio e ricambiamo di cuore: nasca la gioia, muoia il dolore.

Compare un servitore sulla soglia e Macbeth esce dal salone per incontrare qualcuno da cui attende notizie.

– Hai il volto sporco di sangue.

– È di Banquo.

– E Fleance?

– Ci è sfuggito.

– Cielo! ma Banquo?

– Sepolto.

– Va, domani ci sentiremo ancora.

 

– Cosa ti allontana dalla gioia del banchetto, o re mio sposo? – chiede Lady Macbeth con tono di rimprovero al suo rientro in sala.

– Nulla potrebbe tenermi lontano dal piacere di questo tavolo che riunisce in un circolo scelto tutta la nobiltà del regno… Manca il valoroso Banquo!

– Disse che sarebbe venuto.

– Non è da lui, non vorrei gli fosse successo qualcosa.

– Preferisco rimproverarlo per la sua scortesia, che compiangerlo per una disgrazia. Siederò intanto al suo posto… Chi di voi ha fatto questo? – scatta furioso e spaventato Macbeth nel vedere occupato il posto di Banquo.

– Che cosa signore? – Gli sguardi di tutti e un silenzio di piombo si sono fatti addosso a Macbeth.

– Tu non puoi dirmi che sono stato io… non scuotermi in faccia i capelli insanguinati!

– Alzatevi signori! Sua Altezza non sta bene.

– Restate, restate, vi prego, – s’affretta a intervenire Lady Macbeth – restate seduti degni amici, è un disturbo passeggero di nessuna importanza: tra poco starà di nuovo bene. Non date alla cosa soverchia importanza o finirete con l’offenderlo. – Rivolta piano al marito: – E voi siete un uomo?

– E tanto audace da guardare ciò che farebbe spavento allo stesso demonio.

– Fantasie della tua paura: quel che fissi con tanto sgomento è uno sgabello.

– Guarda là, non vedi?… Cosa vuoi da me? – Riprende poi, rivolto al fantasma. – Se fai cenni col capo saprai anche parlare!

– Voi siete demente! – Sibila lady Macbeth.

– Questi occhi l’hanno visto. – Replica piano Macbeth tornando a guardare lo sgabello ora vuoto.

– Sedete mio sposo, i vostri nobili amici vi desiderano, vedete come ognuno è turbato?

– Perdonatemi amici, fu disturbo bizzarro, ma senza importanza… Su, salute a tutti, e a tutti il mio affetto. Datemi del vino… bevo alla gioia dell’intera tavola e al nostro caro amico Banquo che ci manca.

– Vuotiamo il bicchiere per il glorioso Banquo, fiore dei guerrieri e onore della Scozia.

– A Banquo.

– A voi il nostro brindisi e la nostra lealtà.

– E a tutti ogni felicità… Tra lo sgomento generale, ancora una volta Macbeth si interrompe bruscamente: – Spirito d’abisso! va via! – torna a gridare Macbeth – S’apra la terra e ti inghiotta! Puoi pure sprigionare fiamme dalle tue ossa senza midollo, puoi sbalzarmi sul volto il tuo sangue, fissarmi con i tuoi tremendi occhi senza sguardo, ma non mi vedrai tremare!

– Sventura!

– È spaventoso!

– Prendetela come una cosa normale, amici, – si prova a dire lady Macbeth – non è altro: Solo… sciupa il piacere dell’occasione.

– Diventa pure tigre, leone minaccioso e abbrancami: conoscerai se Macbeth provi terrore. Fuggi, fantasma tremendo, va via, ombra orrenda… la vita riprendo.

– Vergogna, signore. Hai disperso l’allegria, hai spezzato l’armonia della festa con questa tua incredibile agitazione.

– Non si possono contemplare tali visioni e mantenere il naturale rossore delle guance.

– Quale visione signore?

– Vi prego non parlate: non si è ancora ripreso e le domande lo fanno infuriare. Buona notte, allora, non rispettate l’ordine uscendo.

– Buona notte, con l’augurio che Sua Maestà si rimetta presto.

– Buonanotte a tutti.

 

– Animo imbelle! Il delitto è compiuto: chi è morto non torna! Il tuo spavento t’ha creato vane larve che corrono a distruggere la nostra fatica.

– Credi, che sospettino…

– Cosa vuoi che mi importi dei sospetti! Tutti sospettano ed anzi, ascoltami bene, tutti sanno, fin dal primo momento, del tuo delitto: ma il sangue a corte non ha mai dato scandalo a nessuno. Tutti anzi ti sarebbero grati per il peso che, da solo, porti del sangue versato per un regno più forte! ma che il re non sappia reggere il suo delitto, questo sì è scandaloso!

– Cosa ne pensi dell'assenza di Macduff?

– Non c'è uno di loro che non abbia in casa un servo pagato da te: sapremo presto perché non era tra noi.

– Hai visto Ross come guardava?

– Ho visto gli sguardi di tutti e, ti assicuro, non ce da rallegrarsene: la tua debolezza di questa sera ci espone ad un grave rischio.

– Fleance è sfuggito all’agguato.

– Anche questo ora!

– Sangue chiama sangue: sì, sangue mi chiede quell’ombra e l’avrà, l’avrà, lo giuro! Ma prima voglio fare un'altra visita alle streghe, perché per intero mi squarcino il velo che avvolge il futuro: devono dire di più, a qualsiasi costo. Debbo sapere a che tende questa mia pena feroce, che sto costruendo con le mie notti insonni, perché e per chi lo sto facendo.

– Non tormentarti così! Vieni andiamo a dormire. Ti manca il balsamo di tutti gli esseri di natura: il sonno.

– La mia strana illusione è il timore del novizio, che ha bisogno di dura pratica. Noi siamo ancora giovani all’azione.

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III,4

 You know your own degrees

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II,5

Salve, o Re!

 II,6

  Tu di sangue hai brutto il volto

  II,7

Che ti scosta, o re mio sposo

 
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