–
Conoscete il vostro rango: ciascuno prenda posto. A tutti il più
cordiale benvenuto.
–
Grazie a vostra Maestà.
–
Salute o re.
–
Salute a voi noblissimi signori. Io siederò in mezzo a voi, al posto
d’onore resta la regina, ma… prima di sedere le piaccia di regalarci
un brindisi in vostro onore.
–
Si colmino di vino i calici… mio signore, al tuo regale invito io sono
pronta…
Nasca
la gioia nel cuore di ognuno,
muoia
l’affanno, scompaiano gli sdegni,
e
solo amore qui viva e regni;
gustiamo
il balsamo di ogni ferita
che
al cuore di ognuno ridona la vita;
cacciamo
le torbide cure dal cuore,
nasca
la gioia, muoia il dolore.
–
Ringraziamo per l’augurio e ricambiamo di cuore: nasca la gioia,
muoia il dolore.
Compare
un servitore sulla soglia e Macbeth esce dal salone per incontrare
qualcuno da cui attende notizie.
–
Hai il volto sporco di sangue.
–
È di Banquo.
–
E Fleance?
–
Ci è sfuggito.
–
Cielo! ma Banquo?
–
Sepolto.
–
Va, domani ci sentiremo ancora.
–
Cosa ti allontana dalla gioia del banchetto, o re mio sposo? – chiede
Lady Macbeth con tono di rimprovero al suo rientro in sala.
–
Nulla potrebbe tenermi lontano dal piacere di questo tavolo che riunisce
in un circolo scelto tutta la nobiltà del regno… Manca il valoroso
Banquo!
–
Disse che sarebbe venuto.
–
Non è da lui, non vorrei gli fosse successo qualcosa.
–
Preferisco rimproverarlo per la sua scortesia, che compiangerlo per una
disgrazia. Siederò intanto al suo posto… Chi di voi ha fatto questo?
– scatta furioso e spaventato Macbeth nel vedere occupato il posto di
Banquo.
–
Che cosa signore? – Gli sguardi di tutti e un silenzio di piombo si
sono fatti addosso a Macbeth.
–
Tu non puoi dirmi che sono stato io… non scuotermi in faccia i capelli
insanguinati!
–
Alzatevi signori! Sua Altezza non sta bene.
–
Restate, restate, vi prego, – s’affretta a intervenire Lady Macbeth
– restate seduti degni amici, è un disturbo passeggero di nessuna
importanza: tra poco starà di nuovo bene. Non date alla cosa soverchia
importanza o finirete con l’offenderlo. – Rivolta piano al marito:
– E voi siete un uomo?
–
E tanto audace da guardare ciò che farebbe spavento allo stesso
demonio.
–
Fantasie della tua paura: quel che fissi con tanto sgomento è uno
sgabello.
–
Guarda là, non vedi?… Cosa vuoi da me? – Riprende poi, rivolto al
fantasma. – Se fai cenni col capo saprai anche parlare!
–
Voi siete demente! – Sibila lady Macbeth.
–
Questi occhi l’hanno visto. – Replica piano Macbeth tornando a
guardare lo sgabello ora vuoto.
–
Sedete mio sposo, i vostri nobili amici vi desiderano, vedete come
ognuno è turbato?
–
Perdonatemi amici, fu disturbo bizzarro, ma senza importanza… Su,
salute a tutti, e a tutti il mio affetto. Datemi del vino… bevo alla
gioia dell’intera tavola e al nostro caro amico Banquo che ci manca.
–
Vuotiamo il bicchiere per il glorioso Banquo, fiore dei guerrieri e
onore della Scozia.
–
A Banquo.
–
A voi il nostro brindisi e la nostra lealtà.
–
E a tutti ogni felicità… Tra lo sgomento generale, ancora una volta
Macbeth si interrompe bruscamente: – Spirito d’abisso! va via! –
torna a gridare Macbeth – S’apra la terra e ti inghiotta! Puoi pure
sprigionare fiamme dalle tue ossa senza midollo, puoi sbalzarmi sul
volto il tuo sangue, fissarmi con i tuoi tremendi occhi senza sguardo,
ma non mi vedrai tremare!
–
Sventura!
–
È spaventoso!
–
Prendetela come una cosa normale, amici, – si prova a dire lady
Macbeth – non è altro: Solo… sciupa il piacere dell’occasione.
–
Diventa pure tigre, leone minaccioso e abbrancami: conoscerai se Macbeth
provi terrore. Fuggi, fantasma tremendo, va via, ombra orrenda… la
vita riprendo.
–
Vergogna, signore. Hai disperso l’allegria, hai spezzato l’armonia
della festa con questa tua incredibile agitazione.
–
Non si possono contemplare tali visioni e mantenere il naturale rossore
delle guance.
–
Quale visione signore?
–
Vi prego non parlate: non si è ancora ripreso e le domande lo fanno
infuriare. Buona notte, allora, non rispettate l’ordine uscendo.
–
Buona notte, con l’augurio che Sua Maestà si rimetta presto.
–
Buonanotte a tutti.
–
Animo imbelle! Il delitto è compiuto: chi è morto non torna! Il tuo
spavento t’ha creato vane larve che corrono a distruggere la nostra
fatica.
–
Credi, che sospettino…
–
Cosa vuoi che mi importi dei sospetti! Tutti sospettano ed anzi,
ascoltami bene, tutti sanno, fin dal primo momento, del tuo delitto: ma
il sangue a corte non ha mai dato scandalo a nessuno. Tutti anzi ti
sarebbero grati per il peso che, da solo, porti del sangue versato per
un regno più forte! ma che il re non sappia reggere il suo delitto,
questo sì è scandaloso!
–
Cosa ne pensi dell'assenza di Macduff?
–
Non c'è uno di loro che non abbia in casa un servo pagato da te:
sapremo presto perché non era tra noi.
–
Hai visto Ross come guardava?
–
Ho visto gli sguardi di tutti e, ti assicuro, non ce da rallegrarsene:
la tua debolezza di questa sera ci espone ad un grave rischio.
–
Fleance è sfuggito all’agguato.
–
Anche questo ora!
–
Sangue chiama sangue: sì, sangue mi chiede quell’ombra e l’avrà,
l’avrà, lo giuro! Ma prima voglio fare un'altra visita alle streghe,
perché per intero mi squarcino il velo che avvolge il futuro: devono
dire di più, a qualsiasi costo. Debbo sapere a che tende questa mia
pena feroce, che sto costruendo con le mie notti insonni, perché e per
chi lo sto facendo.
–
Non tormentarti così! Vieni andiamo a dormire. Ti manca il balsamo di
tutti gli esseri di natura: il sonno.
–
La mia strana illusione è il timore del novizio, che ha bisogno di dura
pratica. Noi siamo ancora giovani all’azione.
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