Il delfino - percorsi formativi

III  

Ebbene, mio signore? Perché mi sfuggi?

I racconti di Pierre Menard

I semi del tempo

La legittimità del potere e i suoi abusi, la gioia del trono e il bene supremo dello Stato. L'esaltazione e i tormenti di chi è garante della pace, arbitro della giustizia, fonte stessa della verità e avanza perciò nella strada del delitto:  le cose cominciate nel male traggono forza dal male

 

 

– Ebbene, mio signore? Perché mi sfuggi? Te ne stai solo, immerso in cupi pensieri. Il fatto è irreparabile e le cose senza rimedio non meritano considerazione. Una sola cosa conta: le maliarde hanno detto il vero e tu sei re!

– Non è al già fatto che penso ma a ciò che ancora va fatto – replica Macbeth mentre prende tra le mani una coppa che un anziano servitore gli porge. L’uomo resta silenzioso in attesa, poi, ad un gesto deciso di Macbeth, si inchina e si riritra. 

– Duncan è nella sua tomba – riprende il re – e dopo l’intermittente febbre della vita dorme tranquillo. Il tradimento è compiuto e né la lama né il veleno, né la malvagità domestica né gli eserciti stranieri possono ormai toccarlo. Io ho invece la mente piena di scorpioni, moglie! Io devo ancora guadagnarmi la mia pace: maledizione! meglio raggiungere Duncan che restare a metà dell’opera e dormire ancora nell’angoscia dei sogni terribili che ogni notte mi scuotono.

– Su mio signore, spianate la fronte aggrottata. Siate allegro e cordiale tra i nostri ospiti di questa sera! Se la corte è compatta, a Londra Edoardo non darà ascolto ai lamenti di un fanciullo imberbe e nessuno potrà minacciarvi dall’esterno.

– Ma le donne fatali hanno profetato Banquo padre di re! Dunque i suoi figli regneranno? E io  io ho ucciso Duncan per costoro? Vedi come il mio nobile cugino sempre incede tenebroso? Il sopetto alimenta lo sdegno, e lo sdegno da forza alla speranza che il vaticinio si compia anche per lui. I meriti acquisiti in battaglia fanno il resto e in ogni atto spira già un’autorità regale.

– Mostra con noi la massima deferenza…

– Hai visto quale deferenza porta a lui ognuno?

– Ebbene, Banquo e suo figlio vivono, è vero… – Lady Macbeth si interrompe, quasi sorpresa di quel che d’istinto a preso a dire. 

– Ma non hanno vita immortale... 

– Ah sì, non l’hanno!  

, donna, è necessario che scorra altro sangue.

– Dove, quando?

– Questa notte.

– Sarai fermo nel tuo proposito?

Macbeth vuota d’un fiato la coppa – L’eternità si apre al regno di Banquo!

Lady Macbeth appare turbata. – La luce… non c’è più luce.

– Notte sospirata, – prosegue Macbeth esagitato – copri la mano che ferirà! Prima che il pipistrello abbia compiuto il suo volo attorno al chiostro, prima che lo scarabeo nato dallo sterco risponda al richiamo della nera Ecate e suoni col suo ronzio sonnolento la tromba sbadigliante della notte, tutto sarà compiuto.

– Un nuovo delitto! – esclama piano Lady Macbeth, lo sguardo perso nel vuoto.

– Deve compiersi l’opera fatale, ai trapassati non importa di regnare.

– Sì, è necessario! – conclude risoluta la Lady.

Macbeth abbraccia la moglie e la bacia con passione. – Le cose cominciate nel male – le bisbiglia poi liberandosi dall’abbraccio – traggono forza dal male. – Stringendole le mani torna a baciarla sulla fronte, poi si allontana rapidamente.

Lady Macbeth, rimasta sola, raggiunge il trono, lo guarda, si siede. 

– Sei mio! – mormora chiudendo gli occhi e stringendo con voluttà i braccioli. – Ogni altro desiderio mortale ormai tace per sempre, ogni scrupolo è spento, esiste solo ormai la gioia del trono e… il bene supremo dello Stato. – Lady Macbeth si compone in un atteggiamento ieratico e prende a parlare in tono solenne studiando la voce e il gesto: – Nobilissimi signori, cari amici, la pace è il nostro primo dovere, e noi siamo i garanti della pace e della sicurezza, da cui discende la prosperità e la felicità del regno. È per questo che voi stringete un patto solenne rinunciando a competere fra di voi in ricchezza e potenza, rinunciando alle cupidigie che scatenano ogni contesa, rinunciando ad esser primi se non nella fedeltà alla corona. La pace e la prosperità hanno infatti un altro nome: è la concordia dei nobili, e noi preferiamo essere i garanti di questa ritrovata armonia, espressione di una volontà finalmente concorde, ma… noi siamo anche i garanti del rispetto dei patti: da oggi in poi giustizia è stare ai patti che abbiamo solennemente stretto, ingiustizia è trasgredirli, e noi che siamo la giustizia sapremo usare la forza per punire i trasgressori con mano implacabile. Di ogni controversia noi saremo l’arbitro infallibile e la fonte stessa della verità: sì noi siamo dei – prosegue ora in tono esaltato, alzandosi in piedi –, ed è tanta la potenza ed è tanta la forza di cui disponiamo che con il terrore di esse siamo in grado di annullare la volontà di tutti!… – tornata a sedere recupera un tono più pacato: – …di informare la volontà di tutti alla pace interna e all’aiuto reciproco contro i nemici esterni della corona e del regno.

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III,2

Is Banquo gone from court?

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II,1

Perché  mi sfuggi e fiso...

La luce langue, il faro spegnesi

   

 
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