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–
Ebbene, mio signore? Perché mi sfuggi? Te ne stai solo, immerso in cupi
pensieri. Il fatto è irreparabile e le cose senza rimedio non meritano
considerazione. Una sola cosa conta: le maliarde hanno detto il vero e tu
sei re!
–
Non è al già fatto che penso ma a ciò che ancora va fatto – replica Macbeth mentre prende tra le mani una coppa che un anziano
servitore gli porge. L’uomo resta silenzioso in attesa, poi, ad un
gesto deciso di Macbeth, si inchina e si riritra.
– Duncan è nella
sua tomba – riprende il re – e dopo l’intermittente febbre della
vita dorme tranquillo. Il tradimento è compiuto e né la lama né il
veleno, né la malvagità domestica né gli eserciti stranieri possono
ormai toccarlo. Io ho invece la mente piena di scorpioni, moglie! Io
devo ancora guadagnarmi la mia pace: maledizione! meglio raggiungere Duncan che
restare a metà dell’opera e dormire ancora nell’angoscia dei sogni
terribili che ogni notte mi scuotono.
–
Su mio signore, spianate la fronte aggrottata. Siate allegro e cordiale
tra i nostri ospiti di questa sera! Se la corte è compatta, a Londra
Edoardo non darà ascolto ai lamenti di un fanciullo imberbe e nessuno
potrà minacciarvi dall’esterno.
–
Ma le donne fatali hanno profetato Banquo padre di re! Dunque i suoi
figli regneranno? E io io ho ucciso Duncan per costoro? Vedi come il mio
nobile cugino sempre incede tenebroso? Il sopetto alimenta lo sdegno, e
lo sdegno da forza alla speranza che il vaticinio si compia anche per
lui. I meriti acquisiti in battaglia fanno il resto e in ogni atto spira
già un’autorità regale.
–
Mostra con noi la massima deferenza…
–
Hai visto quale deferenza porta a lui ognuno?
–
Ebbene, Banquo e suo figlio vivono, è vero… – Lady Macbeth si
interrompe, quasi sorpresa di quel che d’istinto a preso a dire.
– Ma
non hanno vita immortale...
–
Ah sì, non l’hanno!
–
Sì, donna, è necessario che scorra altro sangue.
–
Dove, quando?
–
Questa notte.
–
Sarai fermo nel tuo proposito?
Macbeth
vuota d’un fiato la coppa – L’eternità si apre al regno di Banquo!
Lady
Macbeth appare turbata. – La luce… non c’è più luce.
–
Notte sospirata, – prosegue Macbeth esagitato – copri la mano che
ferirà! Prima che il pipistrello abbia compiuto il suo volo attorno al
chiostro, prima che lo
scarabeo nato dallo sterco risponda al richiamo della nera Ecate e suoni
col suo ronzio sonnolento la
tromba sbadigliante della notte, tutto sarà compiuto.
–
Un nuovo delitto! – esclama piano Lady Macbeth, lo sguardo perso nel
vuoto.
–
Deve compiersi l’opera fatale, ai trapassati non importa di regnare.
–
Sì, è necessario! – conclude risoluta la Lady.
Macbeth
abbraccia la moglie e la bacia con passione. – Le cose cominciate nel
male – le bisbiglia poi liberandosi dall’abbraccio – traggono
forza dal male. – Stringendole le mani torna a baciarla sulla fronte,
poi si allontana rapidamente.
Lady
Macbeth, rimasta sola, raggiunge il trono, lo guarda, si siede.
– Sei
mio! – mormora chiudendo gli occhi e stringendo con voluttà i braccioli. – Ogni
altro desiderio mortale ormai tace per sempre, ogni scrupolo è spento,
esiste solo ormai la gioia del trono e… il bene supremo dello Stato.
– Lady Macbeth si compone in un atteggiamento ieratico e prende a
parlare in tono solenne studiando la voce e il gesto: – Nobilissimi
signori, cari amici, la pace è il nostro primo dovere, e noi siamo i
garanti della pace e della sicurezza, da cui discende la prosperità e
la felicità del regno. È per questo che voi stringete un patto solenne
rinunciando a competere fra di voi in ricchezza e potenza, rinunciando
alle cupidigie che scatenano ogni contesa, rinunciando ad esser primi se
non nella fedeltà alla corona. La pace e la prosperità hanno infatti
un altro nome: è la concordia dei nobili, e noi preferiamo essere i
garanti di questa ritrovata armonia, espressione di una volontà
finalmente concorde, ma… noi siamo anche i garanti del rispetto dei
patti: da oggi in poi giustizia è stare ai patti che abbiamo
solennemente stretto, ingiustizia è trasgredirli, e noi che siamo la
giustizia sapremo usare la forza per punire i trasgressori con mano
implacabile. Di ogni controversia noi saremo l’arbitro infallibile e
la fonte stessa della verità: sì noi siamo dei – prosegue ora in
tono esaltato, alzandosi in piedi –, ed è tanta la potenza ed è
tanta la forza di cui disponiamo che con il terrore di esse siamo in
grado di annullare la volontà di tutti!… – tornata a sedere
recupera un tono più pacato: – …di informare la volontà di tutti
alla pace interna e all’aiuto reciproco contro i nemici esterni della
corona e del regno.
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III,2
Is
Banquo gone from court?
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II,1
Perché
mi sfuggi e fiso...
La
luce langue, il faro spegnesi
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