Il delfino - percorsi formativi

II  

Sì, dell’orrore di cui mi parlate è giunta voce

I racconti di Pierre Menard

I semi del tempo

Le virtù del sovrano e i delitti del potere in Shakespeare. Il bello è brutto e il brutto è bello: non è un affondo contro il principio di non contraddizione, ma il motto dei potenti, destinati ad essere sconfitti in ogni loro vittoria e a vincere nella sconfitta

 

 

– Sì, dell’orrore di cui mi parlate è giunta voce qui in Inghilterra. Eppure, questo tiranno era ritenuto onesto una volta. Voi stesso, Macduff, l’avete amato e, a quel che sembra, egli non vi ha ancora toccato... Certo, io sono solo un giovane esule, ma… qualche merito potreste farvelo presso di lui attraverso me: potrebbe esser saggio sacrificare un piccolo agnello per placare un dio adirato.

– Comprendo il vostro rancore, Malcom, ma io non sono un traditore, e voi lo sapete bene. Sono qui, e non senza rischio, perché la patria ha bisogno di voi: rivendicate, vi prego, il vostro diritto al trono.

– Le vostre parole sono lusinghiere, ma non credo di avere le virtù adatte a reggere le sorti del regno. Ho difetti che mi rendono incompatibile alla dignità regale.

– Un re non deve essere un santo, e sono tanti i difetti che si perdonano volentieri ad un re.

– Ah lo so bene. potreste tollerare di buon animo un re lussurioso, o un re avido di ricchezze, anche un re violento, ma…, ditemi, sapreste tollerare un re pacifico? Certo, ora dopo gli eccessi di Macbeth, sembra un buon partito affidarsi ad un uomo mite. Ma quando la ragione di stato vi indurrà a consigliare al re scelte… come dire… più decise, come tante volte avete suggerito a mio padre, cosa penserete di un sovrano che vi parlerà del primato della giustizia, che vi confesserà di non aver mai mancato alla parola data e di amare la verità più della sua stessa vita? E quando vi parlerà di misericordia, umiltà, devozione, generosità, temperanza, non gli direte che a questo modo non si tengono a freno le tante cupidigie che si annidano nei cuori degli uomini, non gli direte, come ho udito dire a mio padre, che con tanta mitezza si versa nell’inferno il dolce latte della concordia, poiché essa si nutre della paura del più forte? Sì… è così: tanta mitezza sconvolgerebbe la pace universale, poiché essa si regge sul timore della guerra più infame; distruggerebbe ogni unità sulla terra, poiché essa si fonda sul terrore. Del resto, voi lo sapete bene, tutti lodavano pubblicamente le miti virtù di Duncan e ne biasimavano in privato lo spirito imbelle, tutti avete armato la mano assassina, tutti lo avete ucciso.

– Malcom!

– E avete messo sul suo trono il suo carnefice, mostrando di credere a quella insulsa messinscena che cercava di indirizzare verso l’esterno la responsabilità del delitto e che perciò stesso accusava a chiare lettere il padrone di casa; ma forse mi sbaglio: erano in tanti ad aver cospirato contro di lui che davvero non sapevate cosa credere, tutti sembrandovi degni di sospetto.

– Il dolore vi rende ingiusto, dovreste sapere quanto ho amato Duncan, vostro padre. E che non ho mai smesso di essergli amico.

– Sì, è vero, e non sarei qui a parlare con voi se non lo sapessi con certezza.

– Abbiamo bisogno di un re saggio, ma abbiamo innanzitutto bisogno, e vostro padre lo sapeva bene, di un re forte. Anche i buoni devono ricorrere, se vogliono difendersi, alla forza e all’inganno, e sebbene gli uomini si rimproverino a vicenda questa presunta ferocia, tuttavia essa non può essere un vizio se obbedisce alla necessità di conservare la propria vita, di non lasciarla alla mercé dei malvagi. Voi forse preferireste perderla la vostra vita piuttosto che ricorrere alla forza, ma credete che possa pensare la stessa cosa un padre della vita dei suoi figli, o che abbia diritto di farlo un re per i suoi sudditi? Nulla valgono le leggi senza la spada che ne imponga il rispetto. Ed è vero, inutile negarlo, talvolta è necessario colpire nelle tenebre, prima che la sedizione e il tradimento dilaghino.

– Eppure voi venite ora a dirmi che Macbeth è un tiranno sanguinario! Vedete, questo mi fa impazzire: come si può credere, io mi chiedo, che in simili faccende sia solo questione di misura, che il delitto sia tollerabile finché si pratica con discrezione, pochi alla volta e senza clamore, e diventi insopportabile solo quando si fa aperta strage! Ma il sangue degli uomini non si vende a peso! Ogni goccia versata grida vendetta davanti a Dio! e al suo cospetto lo schianto di una donna davanti al corpo del suo uomo assassinato non vale meno del dolore di dieci, cento, mille famiglie private dei loro cari per la ragion di stato! Ma ammettiamo pure che sia possibile pensare un limite tollerabile alla violenza: come potrai riuscire a controllare davvero che non sia valicato; come potrai evitare il sorgere di dieci, cento, mille piccoli tiranni sanguinari, come li fermerai e in nome di che, se hai loro insegnato che il delitto è necessario per il governo del mondo e la vita dei singoli non conta. Pregate ancora Iddio ma avete messo il re al di sopra delle sue leggi, come potete contestare il suo operato se lo avete reso giudice assoluto del vero e del giusto?

– Io so solo che nessuno può negarci il diritto di opporci a chi vuole ucciderci, a chi vuole distruggere ciò per cui abbiamo sempre lottato.

– Vedete, Macduff, come il cerchio si chiude? Insorgete contro il mostro che avete creato in nome di quella stessa paura che ve l’ha fatto creare. Muore nel terrore ciò che è nato dal terrore, soffocato dalla sua stessa violenza, perché, certo, prevarrete su quei due demoni assetati di potenza e di sangue: ma io che parte posso avere in tutto questo. Se sacrosanto è il diritto che rivendichi a ribellarti a chi ti minaccia la vita, non sarà sacrosanto anche il mio di non essere obbligato a ciò che mi sarebbe più gravoso della morte stessa? Ritiratevi ora. Quando avrò preso una decisione vi farò chiamare.

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IV, 3

Let us seek out some desolate shade

 

   

       
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