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–
Sì, dell’orrore di cui mi parlate è giunta voce qui in Inghilterra.
Eppure, questo tiranno era ritenuto onesto una volta. Voi stesso,
Macduff, l’avete amato e, a quel che sembra, egli non vi ha ancora
toccato... Certo, io sono solo un giovane esule, ma… qualche merito
potreste farvelo presso di lui attraverso me: potrebbe esser saggio
sacrificare un piccolo agnello per placare un dio adirato.
–
Comprendo il vostro rancore, Malcom, ma io non sono un traditore, e voi
lo sapete bene. Sono qui, e non senza rischio, perché la patria ha
bisogno di voi: rivendicate, vi prego, il vostro diritto al trono.
–
Le vostre parole sono lusinghiere, ma non credo di avere le virtù
adatte a reggere le sorti del regno. Ho difetti che mi rendono
incompatibile alla dignità regale.
–
Un re non deve essere un santo, e sono tanti i difetti che si perdonano
volentieri ad un re.
–
Ah lo so bene. potreste tollerare di buon animo un re lussurioso, o un
re avido di ricchezze, anche un re violento, ma…, ditemi, sapreste
tollerare un re pacifico? Certo, ora dopo gli eccessi di Macbeth, sembra
un buon partito affidarsi ad un uomo mite. Ma quando la ragione di stato
vi indurrà a consigliare al re scelte… come dire… più decise, come
tante volte avete suggerito a mio padre, cosa penserete di un sovrano
che vi parlerà del primato della giustizia, che vi confesserà di non
aver mai mancato alla parola data e di amare la verità più della sua
stessa vita? E quando vi parlerà di misericordia, umiltà, devozione,
generosità, temperanza, non gli direte che a questo modo non si tengono
a freno le tante cupidigie che si annidano nei cuori degli uomini, non
gli direte, come ho udito dire a mio padre, che con tanta mitezza si
versa nell’inferno il dolce latte della concordia, poiché essa si
nutre della paura del più forte? Sì… è così: tanta mitezza
sconvolgerebbe la pace universale, poiché essa si regge sul timore
della guerra più infame; distruggerebbe ogni unità sulla terra, poiché
essa si fonda sul terrore. Del resto, voi lo sapete bene, tutti lodavano
pubblicamente le miti virtù di Duncan e ne biasimavano in privato lo
spirito imbelle, tutti avete armato la mano assassina, tutti lo avete
ucciso.
–
Malcom!
–
E avete messo sul suo trono il suo carnefice, mostrando di credere a
quella insulsa messinscena che cercava di indirizzare verso l’esterno
la responsabilità del delitto e che perciò stesso accusava a chiare
lettere il padrone di casa; ma forse mi sbaglio: erano in tanti ad aver
cospirato contro di lui che davvero non sapevate cosa credere, tutti
sembrandovi degni di sospetto.
–
Il dolore vi rende ingiusto, dovreste sapere quanto ho amato Duncan,
vostro padre. E che non ho mai smesso di essergli amico.
–
Sì, è vero, e non sarei qui a parlare con voi se non lo sapessi con
certezza.
–
Abbiamo bisogno di un re saggio, ma abbiamo innanzitutto bisogno, e
vostro padre lo sapeva bene, di un re forte. Anche i buoni devono
ricorrere, se vogliono difendersi, alla forza e all’inganno, e sebbene
gli uomini si rimproverino a vicenda questa presunta ferocia, tuttavia
essa non può essere un vizio se obbedisce alla necessità di conservare
la propria vita, di non lasciarla alla mercé dei malvagi. Voi forse
preferireste perderla la vostra vita piuttosto che ricorrere alla forza,
ma credete che possa pensare la stessa cosa un padre della vita dei suoi
figli, o che abbia diritto di farlo un re per i suoi sudditi? Nulla
valgono le leggi senza la spada che ne imponga il rispetto. Ed è vero,
inutile negarlo, talvolta è necessario colpire nelle tenebre, prima che
la sedizione e il tradimento dilaghino.
–
Eppure voi venite ora a dirmi che Macbeth è un tiranno sanguinario!
Vedete, questo mi fa impazzire: come si può credere, io mi chiedo, che
in simili faccende sia solo questione di misura, che il delitto sia
tollerabile finché si pratica con discrezione, pochi alla volta e senza
clamore, e diventi insopportabile solo quando si fa aperta strage! Ma il
sangue degli uomini non si vende a peso! Ogni goccia versata grida
vendetta davanti a Dio! e al suo cospetto lo schianto di una donna
davanti al corpo del suo uomo assassinato non vale meno del dolore di
dieci, cento, mille famiglie private dei loro cari per la ragion di
stato! Ma ammettiamo pure che sia possibile pensare un limite
tollerabile alla violenza: come potrai riuscire a controllare davvero
che non sia valicato; come potrai evitare il sorgere di dieci, cento,
mille piccoli tiranni sanguinari, come li fermerai e in nome di che, se
hai loro insegnato che il delitto è necessario per il governo del mondo
e la vita dei singoli non conta. Pregate ancora Iddio ma avete messo il
re al di sopra delle sue leggi, come potete contestare il suo operato se
lo avete reso giudice assoluto del vero e del giusto?
–
Io so solo che nessuno può negarci il diritto di opporci a chi vuole
ucciderci, a chi vuole distruggere ciò per cui abbiamo sempre lottato.
–
Vedete, Macduff, come il cerchio si chiude? Insorgete contro il mostro
che avete creato in nome di quella stessa paura che ve l’ha fatto
creare. Muore nel terrore ciò che è nato dal terrore, soffocato dalla
sua stessa violenza, perché, certo, prevarrete su quei due demoni
assetati di potenza e di sangue: ma io che parte posso avere in tutto
questo. Se sacrosanto è il diritto che rivendichi a ribellarti a chi ti
minaccia la vita, non sarà sacrosanto anche il mio di non essere
obbligato a ciò che mi sarebbe più gravoso della morte stessa?
Ritiratevi ora. Quando avrò preso una decisione vi farò chiamare.
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IV,
3
Let
us seek out some desolate shade
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