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Un
bubbolio lontano...
Rosseggia
l'orizzonte,
come
affocato, a mare;
nero
di pece, a monte,
stracci
di nubi chiare:
tra
il nero un casolare:
un'ala
di gabbiano.
Ampi scenari naturali
(il mare al tramonto, il monte, il cielo e le sue nubi) e piccoli
oggetti (un casolare, un'ala di gabbiano) sono evocati di colpo e
improvvisamente accostati gli uni agli altri.
Dopo una prima sensazione uditiva, evocata dalla
voce imitativa "bubbolio", che annuncia la minaccia di un
temporale in arrivo, il poeta fa ricorso ad alcune sensazioni visive,
ampie pennellate di colore che fanno pensare ad un quadro impressionista
e valgono a creare un’atmosfera di grande intensità emotiva.
È subito chiaro che il poeta non si limita a
descrivere uno spettacolo naturale. Tanti indizi ci dicono che egli sta
piuttosto esprimendo uno stato d'animo tormentato, di cui la tempesta e
i suoi colori sono un simbolo. Ce lo dicono le parole che ha scelto
(pensate al senso di fastidio, di sfacelo, di minaccia espresso dal
rosso "affocato", dal nero "di pece", dagli
"stracci" di nubi); ce lo dice la sintassi spezzata
(brevi frasi senza verbo, poste una dopo l'altra come rapide
pennellate che non lasciano
spazio ai dettagli di una descrizione della natura e sembrano esprimere
direttamente uno stato d'animo sbigottito, attonito); ce lo dice il
ritmo dei versi (pensate in particolare ai versi finali che hanno una più
forte concitazione, quasi un cambiamento del respiro per lo sgomento, di
fronte al comparire, per la prima volta nel componimento, di un elemento
umano: la piccola casa che si distingue contro il nero minaccioso della
tempesta)
Più elementi concorrono dunque ad esprimere un senso di disagio, di
fastidio, di pena che diventa infine sgomento di fronte alla minaccia
imminente, senso della nostra fragilità di fronte ai pericoli che ci
sovrastano, desiderio di fuga.
Verifichiamo
insieme tutto questo nel laboratorio.
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Temporale
di
Giovanni Pascoli
da Myricae
Laboratorio
Verifica
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